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Antiquarium iconografico e Mura Timoleontee di Capo Soprano

Indirizzo : Contrada Scavone - Viale Indipendenza
Provincia : Caltanissetta  Comune : Gela
Tel. : 093391226 - 0933930975

Orari ingresso : In ora solare, dal lunedì al sabato, dalle 9,30 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 18,00 (ultimo ingresso ore 17,30). CHIUSO I FESTIVI tranne la prima domenica di ogni mese, dalle 9,00 alle 13,00 (ultimo ingresso ore 12,30)
Biglietto singolo intero :  4,00 €
Biglietto singolo ridotto:  2,00 €
Note: CHIUSURA 1 E 2 SETTEMBRE APERTURA FESTIVITA' 8 SETTEMBRE DALLE ORE 09,00, ALLE ORE 13,00. Biglietto unico con il Museo archeologico regionale di Gela

Dipendente da
open
Museo Archeologico Regionale di Gela

Antiquarium Iconografico e Mura Timoleontee di Capo Soprano

Gela, distrutta dai Cartaginesi nel 405 a. C., fu ricostruita nel IV secolo a. C.; i nuovi quartieri residenziali, organizzati secondo un preciso schema regolare, sorsero nella zona occidentale della collina, attualmente denominata Capo Soprano, la quale, in età arcaica e classica, era stata occupata da necropoli e sacelli. Furono edificati a quel tempo anche un impianto termale di “bagni pubbli-ci”, una casa bottega ed una villa residenziale, sorta in una posizione panoramica sui pendii della colli-na digradanti verso il mare; tali complessi sono stati riportati alla luce durante gli scavi archeologici.
La città fu cinta da un poderoso muro di fortificazione, il quale rimane a tutt’oggi uno straordinario esempio di struttura a tecnica mista la cui costruzione richiese un grande impegno anche di natura economica. Il perimetro delle mura di cinta è stato ricostituito con l’au-silio delle foto aeree e con l’integrazione di alcuni tratti di muro affiorati nel corso degli scavi condotti in terreni di proprietà privata. Il tratto della fortificazione scoperto ha uno sviluppo lineare di m 3,60 ca., uno spessore di m 3 ed un’altezza media di m 3,20; esso è in ottimo stato di conservazione perché rimase sepolto sotto una spessa coltre di sabbia che lo protesse dalle spoliazioni avvenute in età medievale, come nel caso della sua porzione nord-occidentale.
Sul versante settentrionale della collina, nella località oggi chiamata Piano Notaro, le mura avevano uno sviluppo articolato e delineavano quasi una penisola stretta ed allungata, protesa sul territorio a controllo della piana sottostante e a protezione di una delle porte principali di accesso alla città sulla direttrice per Agrigento. L’estremità occidentale del muro si protende come un cuneo verso la campagna ed aggira poi il crinale della collina dal lato del mare impostandosi sulle pen-dici a strapiombo sul mare. Sul versante orientale il muro doveva procedere oltre il tratto alla luce e ricon-giungersi con la cinta di età arcaica, che fu anche ricalcata in età medievale. Risulta aggiunto, invece, in una fase successiva, il tratto di muro a contrafforti. La cortina muraria è costituita, inferiormente, da due paramenti di blocchi di cal-carenite di diverse dimensioni; la sopraelevazione è di mattoni crudi disposti a corsi regolari, perfettamente isodomi, legati da argilla e sabbia; l’emplekton era formato di pietrame e terra.
Le recenti indagini hanno consentito di considerare unitaria la struttura di sopraelevazione confermando però che la sua realizzazione è da riferire ad un affrettato intervento di completamento dell’intera opera, giustificabile solo in un momento di difficoltà militare.
La cinta muraria era accessibile da due ingressi: da una porta con arco ad ogiva, la quale fu tamponata poi con un muro di mattoni crudi; l’altro ingresso si trova ad 0vest ed è una porta del tipo dritta, con stipiti ad ante ed architrave; murato a più riprese con mattoni crudi, esso era difeso da due torri (F1, F2), alle quali se ne aggiunse una terza (E) probabilmente in concomitanza con gli eventi sopracitati.
Dopo la sua distruzione ad opera di Fintia, tiranno di Agrigento, Gela fu abbandonata ed il muro di fortificazione perse la sua funzione. Le sparute tracce di vita attestate sulla collina in epoca posteriore al 282 a. C. confermano che il sito fu spopolato, mentre parte della popolazione dovette trasferirsi in fattorie e casolari delle vicine campagne.

Mura Timoleontee

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