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Museo archeologico "Salvatore Lauricella"

Indirizzo : Corso della Repubblica 27 - Ravanusa
Provincia : Agrigento  Comune : Ravanusa
Tel. : Comune di Ravanusa (AG)

Orari ingresso : Tutti i giorni dalle 8,30 alle 13,30 con esclusione dei giorni festivi
Biglietto singolo intero : Gratuito
Biglietto singolo ridotto: Gratuito


I risultati degli scavi condotti dagli anni venti del Novecento fino ai primi anni del Duemila nel centro antico di Monte Saraceno, sono illustrati nel Museo Archeologico “Salvatore Lauricella”, sito nel centro storico del Comune di Ravanusa. L'esposizione è nata nel 2007 per iniziativa dell'Amministrazione Comunale di Ravanusa, d'intesa con la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Agrigento.

museo ravanusa

Il percorso di visita

Il percorso di visita del Museo, articolato in due sale, si basa su criteri sia cronologici che topografici: vengono infatti presentate in successione le fasi di vita del centro, dalla preistoria fino al III sec. a.C., secondo un'articolazione che tiene conto, quanto più è possibile, delle diverse aree (luoghi di culto, quartieri abitativi, fortificazioni, necropoli).
Nella prima sala la vetrina 1 contiene i reperti relativi alla frequentazione in età preistorica e quelli pertinenti alle capanne circolari della prima fase del villaggio indigeno che si insedia sul pianoro sommitale tra l'VIII e il VII sec. a.C. . Si segnalano i numerosi vasi indigeni decorati ad incisione ed impressione nello stile detto di Sant'Angelo Muxaro, e un vaso globulare su alto piede, con nervature a rilievo.
Nelle vetrine 2-3 si trovano i reperti della seconda fase del villaggio indigeno, provenienti soprattutto dai vani messi in luce sul pianoro sommitale, ma anche dai saggi effettuati nel terrazzo superiore.
Le vetrine successive sono dedicate alla città che si sviluppa nel sito tra il Vi e il V sec. a.C. E di cui illustrate in primo luogo le aree di culto.
Nella vetrina 4 sono esposti i frammenti delle terrecotte policrome che ornavano i tetti degli edifici sacri, tra cui spicca un gorgoneion, e i reperti provenienti da un secello sull'acropoli.

museo ravanusa

La vetrina 5 ospita invece i pezzi  rinvenuti nel sacello del poggetto di Sud-Est, nonché quelli degli edifici di culto del terrazzo inferiore. Tra questi si segnalano in particolare le arule fittili a decorazione dipinta.
Le vetrine 6-8 offrono una panoramica dei reperti provenienti dai quartieri abitativi, attraverso una selezione delle case più significative dei terrazzi superiore e inferiore. Si tratta per lo più di oggetti di uso comune (vasellame da mensa, pentole, anfore da trasporto, pesi da telaio), che illustrano la vita quotidiana degli abitanti dell'antico centro.
Nello spazio che precede i gradini di collegamento tra le due sale del Museo, si può ammirare un reperto singolarissimo: un grande otre fittile a forma di testuggine, contenitore di liquidi forse per pratiche rituali.

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Nelle vetrine 9-12 vengono presentati ancora reperti provenienti dall'abitato, ma questa volta relativi alle case del pianoro sommitale e del terrazzo superiore, databili nella fase compresa tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a.C. .
Le vetrine 13-14,  invece, sono riservate all'ultimo periodo di vita della città antica, testimoniato da alcune strutture abitative del pianoro sommitale.
Con le vetrine successive si passa alle aree cimiteriali, presentate secondo l'articolazione, topografica e al tempo stesso cronologica, emersa dalle ricerche nel territorio.
Nelle vetrine 15-18 sono esposti i corredi delle tombe più rappresentative della necropoli più antica del centro, quella orientale, situata nelle contrade Tenutella e Stornello (seconda meta VI – terzo venticinquennio V sec. a.C.). Si segnalano i vasi di importazione corinzia, attica e greco orientale.
Le vetrine 18-22 ospitano invece i materiali provenienti dalla necropoli di via Olimpica (fine VI-terzo venticinquennio V sec. a.C.), che ha restituito le tombe più ricche finora rinvenute a Monte Saraceno, come testimoniano i corredi e due sarcofagi decorati con semicolonne che riproducono la forma del tempio dorico.

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Tra tutti i reperti, spicca un eccezionale vaso plastico di produzione attica, raffigurante un gruppo dionisiaco di satiro e asino, esemplare tipologicamente molto raro e di pregevolissima fattura.

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Il pezzo di straordinario interesse ed elevato valore artistico, proviene dalla necropoli messa in luce presso la via Olimpica alla periferia ovest di Ravanusa, e datata tra il 520 e il 460 a.C.. Esso faceva parte del ricco corredo di un sarcofago a cassa di dimensioni ridotte e quindi attribuite ad un bambino o ad un ragazzino. L'oggetto è costituito da un vaso, una sorta di pisside, di cui non si è conservato il coperchio, collocato sulla groppa di un asinello, al quale si aggrappa da dietro un satiro, in evidente atteggiamento erotico. Tema dionisiaco arricchito dalle scene raffigurate sulla superficie del vaso e tra le zampe dell'animale.
Nelle vetrine 23-24, infine sono esposti alcuni corredi della necropoli occidentale (ultimo venticinquennio del V-IV sec. a.C.). Si segnala soprattutto un cratere cinerario di produzione attica a figure rosse, in cui è rappresentata una scena di sacrificio.

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A conclusione del percorso espositivo, sono presentati i resti architettonici della cosiddetta “edicola funeraria”, rinvenuti inglobati in una torre della fortificazione orientale. Essi comprendono parti di colonne, architrave, fregio dorico e cornice, con tracce di una ricca decorazione dipinta. Oggi si ritiene che i resti possano essere attribuiti, piuttosto che a un monumento funerario, ad un edificio di carattere sacro, databile tra il V ed il IV sec. a.C., che doveva sorgere nelle vicinanze della cinta muraria e che, una volta distrutto o in disuso, venne riutilizzato per la costruzione della torre.
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