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Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali

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Antiquarium iconografico e Mura Timoleontee di Capo Soprano

Indirizzo : Contrada Scavone - Viale Indipendenza
Provincia : Caltanissetta  Comune : Gela
Tel. : 093391226 - 0933930975

Orari ingresso : In ora solare, dal lunedì al sabato, dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 16,30 (ultimo ingresso ore 16,00). CHIUSO I FESTIVI tranne la prima domenica di ogni mese, dalle 9,00 alle 13,00 (ultimo ingresso ore 12,30)
Biglietto singolo intero :  4,00 €
Biglietto singolo ridotto:  2,00 €
Note: Biglietto unico con il Museo archeologico regionale di Gela

Gela, una delle più grandi colonie greche di Sicilia, fu fondata nel 689 – 688 a.C. dai coloni greci provenienti da Rodi e da Creta, guidati rispettivamente dagli ecisti Antifemo ed Entimo. La città occupò il pianoro della collina, estesa in senso E-O, la cui estremità orientale, conosciuta oggi con il nome di Molino a Vento, divento sede dell’acropoli, con funzione prevalentemente sacra. L’area, marginata ad Est dal fiume Gela e ben difesa da pareti ripide sui lati orientale e meridionale, dominava il mar Mediterraneo: essa si estendeva per circa 400 metri verso Ovest terminando in corrispondenza della strozzatura del Vallone Pasqualello, al di là del quale erano poste le fornaci per la produzione della ceramica.
Il sito di Molino a Vento era già stato occupato in età preistorica, sia durante l’età del rame (IV millennio a.C.) sia durante l’età del bronzo antico (II millennio a.C.). Il ritrovamento di ceramica protocorinzia dell'ultimo quarto dell'VIII secolo a. C., al di sotto dei livelli di uso di età arcaica, attesta la presenza di un primo stanziamento di protocoloni al quale era stato dato il nome di Lindioi in ricordo di Lindos, città della madrepatria. Già dalla prima metà del VII secolo a. C., nell’area furono costruiti alcuni edifici, come ad esempio un sacello in antis, cioè privo di peristasi, (Tempio A), dedicato ad Athena Lindia, la dea protettrice della città, i cui resti furono poi inglobati nelle fondazioni di un secondo tempio (Tempio B), costruito nel corso del VI secolo, e dedicato ancora ad Athena. Di quest’ultimo edificio si conserva solo il basamento (m 35,22 x 17,25), con peristasi di 6 colonne sui lati corti e 12 su quelli lunghi; il suo il tetto era ornato da una ricca decorazione fittile i cui residui elementi sono oggi conservati nel Museo Archeologico di Siracusa. A Nord del tempio furono realizzati altri edifici con fondazioni in pietrame ed elevato in mat-toni crudi, a pianta rettangolare, orientati in senso Est-Ovest e decorati da fregi ed antefisse fittili dipinti.
Nel corso del VI secolo la zona fu cinta, sul lato settentrionale, da un muro in grossi blocchi squadrati, largo quasi due metri, il quale rimase in uso per lungo tempo.
Nella prima metà del V secolo a. C., sotto i Dinomenidi, signori della città, fu completato l’impianto urbano della città ed il progetto di monumentalizzazione dell’acropoli, sulla quale fu edificato, in sostituzione del precedente, un nuovo tempio (Tempio C) anche per celebrare la vittoria dei Greci sui Cartaginesi ad Himera (480 a. C.); l'edificio sacro, con peristasi di 6 x 12 colonne, fu ornato da elementi marmorei importati dalle Cicladi, decorati da motivi policromi. Anche gli altri edifici della zona furono sfarzosamente arricchiti da elementi architettonici, quali acroteri equestri ed antefisse fittili.
Dopo la grave sconfitta subita da Gela nel 405 a. C., ad opera dei Cartaginesi, l’acropoli fu occupata da quartieri artigianali ed alcuni degli edifici esistenti furono ricostruiti, cambiandone però la destinazione d’uso.
Il sito di Molino a Vento fu poi abbandonato intorno alla fine del IV secolo.

 

Il Castelluccio

Il Castelluccio, costruito con blocchi di calcare bianco e calcarinite gialla sorge su unacollina di esso in posizione dominante sulla Piana di Gela.
La più antica fonte documentale di questo Monumento è un atto di donazione del 1143 del Conte di Butera, membro della Famiglia Aleramica, nel quale Iedificio viene citato come tel'illinedi confine. Ancora in un alto del l3-i4, de,11,,i Regina Elcoiiora, viene citato il Castellucium.
Alla fine del XIV sec. l'edificio sarebbe stato assegnato da re Martino al Nobile Ruggero Impanella. In epoche successive il Castelluccio sarebbe passato patrimonio degli Aragona di Terranova e poi ai Pignatelli.
Nella sua impostazione originaria il Castelluccio doveva presentarsi come una struttura massiccia e simmetrica con due torri terminali. L'interno era costituito da un unico ambiente scandito trasversalmente da archi ogivali che sostenevano un soffitto piano costituito da travi in legno, incannucciato di gesso e laterizi.
Nel corso dei secoli il Castelluccio ha subito diversi interventi di ristrutturazione e, sicuramente, venne adibito sede di importanti autorità locali.
Diffuse tracce di bruciato e di crolli, venute alla luce in recenti campagne di scavo, sono evidenti testlnionianze di un violento incendio che ne causò l’abbandono temporaneo. Nel XV sec. vi fu il tentativo di trasformarlo in palazzo con la sopraelevazione dei muri perimetrali (impostati sopra la merlatura originale), ma i lavori non vennero mai conclusi, forse a causa di un terremoto, e I’edificio conobbe un lunghissimo periodo di abbandono.
L'11 luglio 1943, durante lo sbarco Alleato della Seconda Guera Mondiale, il Castelluccio
fu colpito da colpi di artigIieria pesante che ne danneggiarono gravemente la torre est e la parte orientale del prospetto sud.
Gran parte delle attuali conoscenze storiche-architetioniche del Castelluccio sono il frutto delle campagne di scavo e gli interventi di restauro degli anni '80 e ‘90 XX sec. nel corso dei quali è stata rinvenuta una grande quantità di manufatti ceramici, ma anche in ferro, bronzo e vetro. Sono testimonianze del periodo che va dalla fine del XIV sec. alla prima metà del XV sec., con riferimenti anche alla prima e all'ultima fase di vita del Monumento.
Oggi il Castelluccio ricade all’interno del Parco Archeologico e ambientale di Gela e dei Comuni limitrofi la cui Amministrazione ne garantisce la fruizione al pubblico.

Castelluccio

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