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Castello della Cuba e Necropoli Punica

Indirizzo : Corso Calatafimi 100
Provincia : Palermo  Comune : Palermo
Tel. : 0917071425 - 091590299

Orari ingresso : da lunedì a sabato ore 9,00-19,00 (ultimo ingresso ore 18,30), domenica e festivi chiuso. prima domenica del mese apertura gratuita ore 9,00-13,30 (ultimo ingresso, ore 13,00)
Biglietto singolo intero :  2,00 €
Biglietto singolo ridotto:  1,00 €


Dipendente da
open Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo


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Le numerose sepolture rinvenute nella zona ad occidente dell’antico centro abitato - corrispondente all’area oggi compresa tra le attuali piazza Indipendenza, corso Calatafimi, corso Pisani, via Cuba, via Cappuccini e via Pindemonte – costituiscono la testimonianza più concreta e significativa relativa all’antico emporion fenicio-punico di Panormos. I rinvenimenti, succedutisi a partire da 1746 fino ai nostri giorni, interessano un’ampia area, al cui interno si sono finora scoperte centinaia di tombe, per lo più indagate e ricoperte, o distrutte per far posto a nuovi edifici e agli indispensabili servizi a rete. Tuttavia, in anni recenti, si è creata l’opportunità di conservare e rendere fruibile un lembo di questa grande necropoli, localizzato all’interno dell’area della Caserma Tuköry di Corso Calatafimi, in cui sono adeguatamente rappresentati i vari rituali funerari e le diverse tipologie tombali.
Le tombe – che coprono un arco cronologico compreso tra il VI sec. a.C. e gli inizi del III sec. a.C. – sono per lo più ricavate nel banco di calcarenite di origine marina, ricoperto da uno strato di terra rossa: sono attestati i riti dell’inumazione e dell’incinerazione mentre, sotto il profilo tipologico, risultano particolarmente diffuse le tombe a camera ipogeica, le inumazioni in sarcofago litico e le deposizioni in fossa terragna o in cinerario. Per quanto riguarda le tombe a camera, interamente ricavate nel banco di calcarenite, esse sono costituite da una cella ipogeica di forma per lo più rettangolare, con ingresso a NE, a cui si accede attraverso un corridoio a gradini, anch’esso intagliato nella roccia e più o meno ripido a seconda della profondità della camera. L’ingresso è solitamente chiuso da uno o più lastroni di calcarenite e, in qualche caso, segnato da un cippo anch’esso di calcarenite.
All’interno della camera si trovano uno o più sarcofagi adagiati lungo le pareti e poggiati sul pavimento, o ricavati nello stesso banco roccioso: la copertura dei sarcofagi è ottenuta con lastre di calcarenite o con solènes. Gli inumati giacciono per lo più entro i sarcofagi ma non è inusuale rinvenire deposizioni in fossa semplice o entro grandi anfore (sepolture ad enchytrismòs).
Il corredo è solitamente deposto al di fuori del sarcofago ma, in qualche caso, alcuni oggetti sono collocati all’interno, soprattutto quelli personali e d’ornamento. Si tratta per lo più di sepolture collettive che accoglievano, con molta probabilità, i membri di un unico gruppo familiare. In alcuni casi le inumazioni avvenivano entro un sarcofago litico, con copertura per lo più a lastre, poggiato entro una semplice fossa scavata nel banco di calcarenite; tale tipologia sembra caratteristica delle sepolture di individui di età infantile o giovanile ed è caratterizzata dalla deposizione del corredo all’interno del sarcofago, vicino al defunto.
Meno attestate, sotto il profilo tipologico e per quanto riguarda il rito dell’inumazione, sono le sepolture in fossa semplice scavata nella roccia e con copertura a lastre di terracotta.
Per quanto riguarda, invece, il rituale dell’incinerazione – ugualmente diffuso e documentato anche dal rinvenimento di ampie zone caratterizzate da residui di combustione - il defunto veniva adagiato nella fossa e bruciato: accanto veniva successivamente deposto il corredo funebre; in alcuni casi, e soprattutto durante l’età ellenistica (IV-III sec. a.C.) i resti combusti venivano raccolti in un cinerario - la cui imboccatura era chiusa abitualmente con una coppa - a sua volta deposto entro una fossa.
A prescindere dalle ceramiche – soprattutto vasi da mensa destinati al banchetto funebre - la presenza di monili è attestata dal rinvenimento di aghi da collana, bracciali e fermatrecce di vetro, di bronzo o d’argento, mentre pochi sono gli oggetti d’oro, tra cui un anello/sigillo databile al V-IV sec.a.C. raffigurante, nel castone, un personaggio seduto , forse una divinità del pantheon punico. Gli amuleti - rinvenuti in buon numero nella necropoli di Palermo assieme alle caratteristiche uova di struzzo dipinte in nero e rossastro, raffiguranti volti grotteschi caratterizzati da grandi occhi - riproducono per lo più iconografie e motivi legati alla sfera religiosa egiziana.
Analisi antropologiche effettuate su un campione del gruppo umano rinvenuto nella necropoli di Palermo, documentano l’appartenenza etnomorfologica del gruppo umano della necropoli di Palermo a schemi afromediterranei arcaici, a cui tra l’altro richiama lo stretto legame con Cartagine: la statura media maschile è di circa m 1,67, quella femminile di circa m 1,54.
Il materiale ceramico rinvenuto attesta un livello economico abbastanza elevato e, soprattutto, fenomeni assai profondi di interazione culturale tra genti di origine punica e greci: numerose, infatti, oltre ai tipici prodotti di tradizione fenicio-punico, le importazioni dalla Grecia stessa o dalle colonie occidentali, concentrate soprattutto tra la metà del VI ed il V sec. a.C., mentre per il IV e III secolo a.C. le attestazioni più numerose si riferiscono a prodotti vascolari provenienti da fabbriche della Sicilia occidentale.

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