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Convento della Magione

Indirizzo : Piazza Magione
Provincia : Palermo  Comune : Palermo
Tel. : 0917071425 - 0917071411

Orari ingresso : martedý e sabato ore 9,00-19,00 (ultimo ingresso ore 18,30): lunedý, mercoledý, giovedý, venerdý ore 9,00-13,30 (ultimo ingresso ore 13,00); domenica e festivi chiuso
Biglietto singolo intero : Gratuito
Biglietto singolo ridotto: Gratuito


Dipendente da
open Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo


Le origini del complesso abbaziale della SS. Trinità, oggi noto come Magione, risalgono a poco prima del 1193; fu eretto al limitare dell’Al-Halisah (l’eletta, oggi detta la Kalsa), la cittadella araba fatimita edificata nel corso del 900 nelle vicinanze del porto, e in prossimità della Porta di Termini, in una posizione nevralgica per l’accesso alla città. Resti di costruzioni dell’epoca araba sono emersi durante i restauri avviati dalla Soprintendenza negli anni ’90.
Fondatore dell’abbazia fu Matteo d’Aiello, Cancelliere di Tancredi, l’ultimo re dei normanni, che volle destinarla ai monaci cistercensi, introdotti dai sovrani in Sicilia per accelerare il processo di latinizzazione del clero; già nel 1197, però, il complesso fu ceduto dall’imperatore e re di Sicilia, Enrico VI di Hohenstaufen, ai Cavalieri dell’Ordine Teutonico, a cui lui stesso apparteneva. Il termine Magione deriva dal latino “mansio”,  in quanto sede del precettore dell’ordine.
Nella seconda metà del ‘400 il vicerettore dell’Ordine Teutonico Leonardo Mederstorsen e l’arcivescovo Simone da Bologna si fecero promotori dell’espansione del complesso, ingrandendo il convento e creando nuove cappelle dentro la chiesa.
Un nuovo passaggio di consegne avvenne nel 1492, allorché vennero espulsi i Cavalieri Teutonici e l’abbazia passò nelle mani degli abati Commendatari, che stravolsero l’assetto architettonico originario apportando nuove modifiche e occultando le preesistenti strutture medievali. Il gusto barocco portò a successive trasformazioni degli interni.
Alla fine del XVIII secolo, la chiesa venne ridisegnata in stile neoclassico e davanti al prospetto fu creato un portico con due ordini di colonne doriche. Con i restauri di Giuseppe Patricolo (1875) e di Francesco Valenti (1920), ritornò alla luce l’assetto originario, con l’eliminazione del portico e dei rifacimenti barocchi dell’interno,  ma purtroppo  andarono perduti anche gli intonaci, in parte originari; la facciata venne del tutto ricostruita. Venne mantenuto solo il portale barocco, all’ingresso del giardino dinanzi alla chiesa. A seguito dei rovinosi bombardamenti del 1943 fu effettuato un nuovo restauro. L’utilizzo di una parte del convento come caserma apportò nuove modifiche alla struttura originaria.
La chiesa della Magione è l’ultimo edificio costruito dai Normanni a Palermo. Unisce gli essenziali volumi geometrici di derivazione fatimita con una distribuzione degli spazi interni di origini nordiche. All’esterno il paramento murario in tufo è abbellito da arcate a doppia ghiera e, nell’abside centrale, da archi intrecciati che conferiscono eleganza alla struttura. Nella facciata, tre portali ogivali originali con ghiere concentriche sono adornati da una fascia di bugne a guancialetto,  motivo che si ripete anche sopra, sulle finestre. Il coronamento a doppio spiovente era probabilmente in origine a terminazione retta. All’interno le tre navate, separate da grandi archi ogivali sostenuti da pilastri che colonne di spoglio ingentiliscono, sono diverse per altezza. Nell’alta abside centrale, il motivo delle colonnine è ripetuto su tre fasce sovrapposte. La copertura lignea, quasi del tutto rifatta, della navata centrale, più alta ed ariosa, sicuramente prima era policroma, dato il rinvenimento di travi istoriate con figure di animali e formule augurali in arabo, durante i restauri ottocenteschi.
Vanno ricordate tra le opere d'arte della chiesa: due acquasantiere del XVI secolo poste ai lati dell’ingresso; a sinistra il monumento funebre di F. Perdicaro (m. 1576), verosimilmente di Vincenzo Gagini, posizionato sotto una Croce in pietra del XV secolo con l’emblema dei Cavalieri Teutonici; appartengono al XVI secolo una Vergine col Bambino, a sinistra, insieme a un Cristo benedicente, a destra, entrambi della bottega del Gagini; è da attribuirsi a Francesco Laurana l’elegante portale rinascimentale che introduce all’attuale sacrestia; nell’abside a sinistra, una Madonna lignea policroma è posta sopra una base di marmo del ‘500 con S. Domenico e S. Caterina; il poderoso altare in pietra decorato a rilievo era prima posto nell’abside a destra, dove ora si trovano un tabernacolo del 1528 e una Madonna dipinta su lavagna, databile del ‘500; un trittico marmoreo di età tardo gotica, con al centro una Madonna col Bambino e S. Caterina si può ammirare lungo la parete della navata destra. La Pietà di Campini del 1953 è stata collocata all’ingresso, al posto della scultura di Vincenzo Gagini, distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel pavimento infine vi sono tombe di Cavalieri Teutonici del ‘400, le cui lastre tombali sono esposte in locali attigui al chiostro.
Il chiostro, mutilo nei lati corti e collocato - contro l’uso più frequente - ad occidente della chiesa, è quanto resta dell’originario monastero cistercense. In piccolo, esso fa pensare al Chiostro di Monreale: colonnine binate con capitelli a doppia corona di foglie sorreggono le arcate ogivali a doppia ghiera, e nelle prime due colonnine a sinistra dell’ingresso sono scolpiti uccelli beccanti. Il lato sud-orientale è stato pesantemente rifatto negli anni ’50, mentre quello occidentale è stato liberato solo coi restauri del ’90 dalla tompagnatura che lo occludeva. Nel pozzo centrale del chiostro si trova una tomba del 1300, con iscrizione ebraica. Un elegante portale in pietra del primo ventennio del 1500, attribuito ad Andrea Belverte, con raffinate imposte lignee del 1535, da attribuirsi a Juan de Juni, proveniente dall’Abbazia di S. Maria del Bosco, campeggia a destra dell’ingresso del chiostro.
A destra dell’uscita della chiesa, vi è la  Cappella di S. Cecilia, che fungeva da battistero. Al suo interno  si può apprezzare una bifora con colonnina centrale con iscrizione islamica ed un affresco con la Crocifissione e la sinopia in ocra rossa, del 1458, originariamente destinato al refettorio del convento. Vi è poi un dipinto a olio con la S. Cecilia di Vincenzo Marchese, allievo del Novelli. A sinistra, da un  portale, si accede all'Oratorio del Crocifisso, oggi denominato Cappella della Misericordia, databile tra il XVIII e il XIX secolo, con  stucchi e  tracce di affreschi in precarie condizioni.

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