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i Beni inamovibili della Regione Siciliana
Decreto assessoriale 1771 del 27 giugno 2013: Divieto di uscita dal territorio della Regione Siciliana dei Beni che costituiscono il fondo principale di Musei, Gallerie, Biblioteche e Collezioni in attuazione delle Delibere della Giunta Regionale n. 94 del 4/5 marzo 2013 e n. 155 del 22 aprile 2013; in particolare è vietata l’uscita, anche se temporanea, dei beni descritti in questa pagina.
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Busto di gentildonna detto di Eleonora d’Aragona

Francesco Laurana

1489 ca.
Marmo, h. cm 43
Provenienza: Calatamauro (PA), Abbazia di Santa Maria del Bosco
Palermo, Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis

>scheda

Quest’opera celeberrima è una delle icone della Galleria Regionale della Sicilia ed uno dei capolavori dello scultore Francesco Laurana. Nativo di La Vrana in Dalmazia, ma attivo in diversi centri del Rinascimento come Urbino, Napoli e Avignone, lo scultore giunse prima del 1468 in Sicilia, a Sciacca, chiamato dal potente signore Carlo Luna, che aveva probabilmente potuto apprezzare le qualità dello scultore alla corte aragonese di Napoli. Il Luna fu il primo committente siciliano del Laurana, ed il busto raffigura non a caso quell’Eleonora d’Aragona, nipote del re di Sicilia Federico d’Aragona e antenata di Carlo Luna in quanto moglie di Carlo Peralta signore di Sciacca, conte di Caltabellotta e vicario del regno di Sicilia. La nobildonna morì nel 1405 nel castello di Giuliana e venne sepolta nella vicina Abbazia di S. Maria del Bosco di Calatamauro, della quale era stata importante benefattrice. Sulla sua tomba, sita in una sala di passaggio tra il chiostro e la chiesa, il busto era rimasto per secoli, prima di essere trasferito alla fine dell’Ottocento al Museo Nazionale di Palermo. L’identificazione dell’effigiata con una delle principesse napoletane, proposta da alcuni studiosi, sembra dunque meno plausibile. Probabilmente l’opera fu eseguita dal Laurana, che nel 1471 era rientrato a Napoli, in occasione di un suo ritorno in Sicilia, ipotizzato da molti studiosi tra il 1484 e il 1491. La datazione dell’opera è collocabile infatti intorno al 1488-1490, come denunciano le sue peculiari qualità formali che presuppongono l’esperienza dell’arte di Piero della Francesca e Antonello da Messina e della loro concezione “geometrica” dello spazio. Ma, oltre a tali influssi, anche l’essere il ritratto ideale di una defunta contribuisce a spiegare quella sospesa rarefazione e quel rigore formale che caratterizzano il celebre busto.

Testi a cura di Alessandra Merra (beni archeologici) e Valeria Sola (beni storico-artistici)
Servizio Museografico U.O. XXXI