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i Beni inamovibili della Regione Siciliana
Decreto assessoriale 1771 del 27 giugno 2013: Divieto di uscita dal territorio della Regione Siciliana dei Beni che costituiscono il fondo principale di Musei, Gallerie, Biblioteche e Collezioni in attuazione delle Delibere della Giunta Regionale n. 94 del 4/5 marzo 2013 e n. 155 del 22 aprile 2013; in particolare è vietata l’uscita, anche se temporanea, dei beni descritti in questa pagina.
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Ariete di Siracusa

Prima metà del III sec. a.C.
Bronzo, h cm 79, lungh. cm 138
Provenienza: Siracusa, Castello Maniace
Palermo, Museo Archeologico Regionale A. Salinas

>scheda

La scultura può essere considerata un unicum in Sicilia in quanto raro esemplare della bronzistica greca di età ellenistica. Attribuita alla cerchia di Lisippo è espressione di una corrente colta ed intellettuale che predilige il genere bucolico espresso in campo letterario dal poeta Teocrito. La statua raffigura un ariete accovacciato, colto nell’attimo che precede il movimento.
La maestria dell’artista si manifesta nell'efficace naturalismo, nella costruzione dell’opera, nella concezione della vibrante testa volta a sinistra, nel realistico rendimento dei dettagli anatomici e del vello dell'animale.
La tecnica di esecuzione è quella della fusione “a cera perduta”, procedimento laborioso e raffinato della metallurgia antica, che fu studiato e riutilizzato dall'arte del Rinascimento.
L'ariete, insieme ad un'altra copia gemella abbelliva probabilmente la reggia del tiranno siracusano Agatocle ad Ortigia, agli inizi del III secolo a.C. All'epoca di Federico II i due bronzi erano posti su due mensole ai lati del portale del Castello Maniace di Siracusa. Nel 1448 le sculture furono donate al Capitano Giovanni Ventimiglia, Marchese di Geraci, come premio per il suo valore militare. Furono quindi trasportate a Castelbuono, la cittadina delle Madonie di cui l'aristocratico era signore, e collocate sul prospetto del Castello.
Nel XVI secolo, dopo altre vicissitudini, giunsero al Palazzo Reale di Palermo. Nel 1787 furono ammirate da Wolfgang Goethe che le descrisse in una delle più belle pagine del suo Viaggio in Sicilia, e nello stesso anno Jean Houel le ritrasse in una celebre incisione. Durante i moti insurrezionali del 1848 uno dei due bronzi fu distrutto da un colpo di cannone. La superstite copia fu donata dal re Vittorio Emanuele II al Museo Archeologico di Palermo.

Testi a cura di Alessandra Merra (beni archeologici) e Valeria Sola (beni storico-artistici)
Servizio Museografico U.O. XXXI