CIRCOLARE 24 marzo 1999 n 1

G.U.R.S. 16 aprile 1999, n. 18

ASSESSORATO

 

DEI BENI CULTURALI ED AMBIENTALI

 

E DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Parere tecnico della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali, con riferimento all'art. 19 della legge regionale n. 21/85 e all'art. 6 della legge regionale n. 80/77 - Direttive.

 

Ai Soprintendenti per i beni culturali ed ambientali

Alle Soprintendenze per i beni culturali

ed ambientali - Sezioni tecnico-scientifiche

Alla Presidenza Regione Siciliana

Agli Assessorati regionali

Alle Province regionali

Ai Comuni della Regione Siciliana

Agli Uffici periferici della Direzione regionale

dei beni culturali, ambientali e dell'educazione permanente

e, p.c.

Alla segreteria del Consiglio regionale

dei beni culturali ed ambientali

Ai gruppi di lavoro della Direzione regionale

dei beni culturali, ambientali e dell'educazione

permanente

 

E' noto che la vigente normativa, statale e regionale, sottopone alla preventiva autorizzazione o parere delle Soprintendenze per i beni culturali ed ambientali gli interventi riguardanti beni protetti ai sensi della legge n. 1089/39 ovvero della legge n. 1497/39.

Queste disposizioni, numerose e non adeguatamente coordinate, pongono sovente talune difficoltà interpretative e generano spesso appesantimenti procedurali che si ripercuotono negativamente sulla tempestività dell'esecuzione degli interventi in questione e sull'immagine di questa Amministrazione.

Ciò vale con particolare riferimento alle opere pubbliche che incidono sui beni culturali tutelati ai sensi della legge 1 giugno 1939, n. 1089.

In questo settore è particolarmente avvertita l'esigenza di razionalizzare, nel rispetto del precetto normativo, gli attuali percorsi autorizzativi e di pervenire, quindi, a una migliore utilizzazione della spesa pubblica destinata a tale categoria di interventi, che spesso vengono penalizzati dal sovrapporsi di controlli e pareri da parte di diversi enti e uffici: prassi questa che appare senza meno ingiustificata, stante la specificità sotto il profilo tecnico delle opere in argomento e la competenza esclusiva che in materia esercitano le Soprintendenze per i beni culturali ed ambientali, organi tecnico-scientifici periferici di questa Amministrazione.

Gli apporti interpretativi resi dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo e, più recentemente, dal Consiglio di Giustizia amministrativa, hanno consentito di fare chiarezza, in particolare, sulle funzioni rimesse al Consiglio regionale dei beni culturali ed ambientali dell'art. 6 della legge regionale n. 80/77 e sulla competenza ad emettere il parere tecnico previsto dall'art. 19 della legge regionale n. 21/85 sui progetti di cui trattasi; l'azione di questa Amministrazione procederà dunque in conformità a tali consulti, il cui contenuto, che appare idoneo a superare ogni possibile equivoco o fraintendimento, viene così recepito dalle seguenti direttive, alle quali vorranno conformarsi gli uffici in indirizzo.

 

1. Parere tecnico delle Soprintendenze per i beni culturali ed ambientali

L'Amministrazione dei beni culturali ed ambientali interviene a tutela dei beni immobili dichiarati di notevole interesse storico, artistico ed architettonico, sia effettuando gli interventi di recupero degli edifici vincolati, sia accertando se i progetti di questi lavori che altri intendono svolgere sono corrispondenti al pubblico interesse alla conservazione dell'immobile.

Infatti, in forza dell'art. 18 della legge 1 giugno 1939, n. 1089, i progetti delle opere di qualsiasi genere da eseguirsi sugli immobili sottoposti a tutela a mente di quella legge devono essere preventivamente approvati dalla competente Soprintendenza.

Ci si pone peraltro l'interrogativo se per i progetti che incidono su detti beni, e segnatamente per quelli di restauro conservativo, debba essere acquisito, accanto alla autorizzazione prevista dalla legge n. 1089/39, anche il parere tecnico di cui alla legge regionale n. 21/85 e successive modificazioni, e, in caso affermativo, con quali modalità debba essere reso tale parere.

Le norme che al riguardo rilevano sono costituite dagli artt. 12 e 19 della legge regionale 30 aprile 1985, n. 21, il cui testo, seppure oggetto nel tempo di diverse e rilevanti rivisitazioni da parte del legislatore (tra tutte, l'art. 6 della legge regionale n. 4/96, che ha modificato i previgenti procedimenti autorizzativi, e l'art. 3 della legge regionale n. 21/98, che ha soppresso il C.T.A.R.) rimane fondamentale, sotto il profilo ermeneutico, per la disamina della questione, la cui risoluzione è evidentemente assai rilevante, in quanto la incertezza letterale delle disposizioni sopra cennate ha reso possibile che di volta in volta siano state prospettate le più disparate e paradossali soluzioni, da quella secondo la quale i progetti anzidetti non necessitino di alcun parere tecnico, a quella che rimette l'approvazione in linea tecnica dei progetti riguardanti i beni culturali a organi diversi da quelli dell'Amministrazione dei beni culturali ed ambientali.

L'art. 12, settimo comma, della legge regionale n. 21/85 esclude com'è noto i progetti relativi ad interventi conservativi o di restauro di edifici sottoposti a tutela ai sensi della legge 1 giugno 1939, n. 1089 dal novero di quelli per i quali lo stesso articolo di legge prevede l'obbligo di acquisire parere tecnico: ma nulla lascia indurre a ritenere che il legislatore, così facendo, abbia inteso affrancare detti progetti da qualsiasi parere in linea tecnica.

A un'eccezione siffatta, del tutto irragionevole, si oppone tra l'altro la disposizione contenuta all'art. 19, secondo comma, della medesima legge, così come modificato dall'art. 23 della legge regionale n. 10/93, secondo cui i progetti che si riferiscono a riparazioni, restauro e manutenzione di edifici di valore artistico, storico e culturale “sono soggetti al parere della sovrintendenza per i beni culturali ed ambientali competente per territorio.

La norma non va confusa con quella di cui al successivo terzo comma - che ribadisce l'obbligo della preventiva autorizzazione da parte della Soprintendenza per l'esecuzione di ogni opera pubblica (e non esclusivamente gli interventi di restauro) che si intende eseguire su beni o aree vincolate, essa va piuttosto letta insieme al quinto comma dell'art. 19, che demandava al C.T.A.R., nei casi in cui quest'organo era chiamato ad esprimersi su progetti riguardanti beni culturali, il compito di esprimere parere tecnico in sostituzione di quello della Soprintendenza.

Se il parere sostitutivo che il Comitato emetteva era a tutti gli effetti un parere tecnico, come il tenore letterale della norma anzi citata non consenta di dubitare, identica natura deve desumersi che logicamente abbia anche il parere sostituito, quello reso in via ordinaria dall'autorità sovraordinata.

La circostanza che il C.T.A.R. sia stato di recente soppresso non incide evidentemente sulla suddetta argomentazione e sul criterio interpretativo che ne discende, che porta a individuare nell'art. 19, secondo comma, della legge regionale n. 21/85 la norma che attribuisce alle Soprintendenze per i beni culturali ed ambientali la competenza ad esprimere parere tecnico sui progetti sopra indicati.

Interpellato da questo Assessorato, il Consiglio di giustizia amministrativa, con consulto n. 618/98, ha confermato che se l'art. 12, settimo comma, della legge regionale n. 21/85 esclude i progetti degli interventi di restauro conservativo di edifici tutelati da quelli che debbono essere muniti del parere tecnico ordinariamente reso dagli organi previsti dall'art. 6 della legge regionale n. 35/78 e successive modificazioni (capi degli uffici tecnici comunali, dirigenti di settori tecnici, ecc.), ciò non è preordinato "a sottrarre detti progetti ai preventivi pareri tecnici, ma si giustifica per il fatto che detti progetti sono assoggettati ai pareri (tecnici) di cui al successivo art. 19 e quindi alla disciplina speciale in essa prevista...

Quest'ultimo articolo contempla in particolare il parere della Soprintendenza competente per territorio, in ordine alle riparazioni, al restauro e alla manutenzione degli edifici di valore artistico, storico o culturale in proprietà della Regione o di altri enti pubblici.

Pur nell'incertezza del dato letterale, detto parere appare di natura tecnica. E ciò nelle considerazioni che esso, da un lato, è previsto in deroga al sistema di parere tecnici disciplinati dall'art. 12 e dall'altro, come rilevato dall'Amministrazione, non sembra logico ritenere che il legislatore, attraverso la previsione dell'art. 12, comma 7, abbia inteso affrancare i progetti di restauro monumentale da qualsiasi parere in linea tecnica.

Inoltre il detto parere appare sostitutivo della approvazione ex art. 18, contemplata in via generale, e come tale, esteso anche alle scelte di merito anche tecniche di progetto”.

Sulla scorta del riferito parere, si ritiene acclarato che le Soprintendenze per i beni culturali ed ambientali debbono esprimere, intuitu materiae, parere tecnico su tutti i progetti di opere pubbliche consistenti in riparazioni, restauro e manutenzione di beni tutelati ex legge n. 1089/39: parere che, per tali specifiche categorie di interventi, sostituisce quello in generale richiesto in forza dell'art. 18 della legge n. 1089/39.

Resta inteso che anche i progetti di restauro, riparazione e manutenzione redatti dall'Amministrazione dei beni culturali dovranno contenere, ai fini del loro finanziamento, espressa menzione dell'intervenuta approvazione in linea tecnica ad opera della Soprintendenza competente.

 

2. Parere del Consiglio regionale dei beni culturali ed ambientali

La lettura sistematica delle disposizioni contenute nell'art. 6, secondo comma, della legge regionale n. 80/77 e nella legge n. 1089/39, nonché nelle altre norme riguardanti interventi su e per i beni culturali, induce questo Assessorato a specificare le direttive precedentemente impartite, precisando gli ambiti delle funzioni rimesse al Consiglio, con particolare riferimento all'approvazione dei progetti di interventi riguardanti beni culturali.

Il parere espresso al riguardo dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo (cons. n. 1050/94) permette di ribadire che il parere del Consiglio regionale dei beni culturali ed ambientali assolve funzioni del tutto peculiari, indipendenti da quelle rimesse dalla legge ai pronunciamenti delle Soprintendenze.

Infatti, per quanto concerne gli interventi sui beni culturali tutelati ai sensi della legge n. 1089/39, i pareri emessi dalle Soprintendenze determinano l'approvazione dell'opera pubblica, rimuovendo un impedimento di diritto pubblico all'esecuzione dei lavori. Nulla di tutto ciò si riferisce ai pareri richiesti al Consiglio regionale ai sensi dell'art. 6, secondo comma, della legge regionale n. 80/77, i quali hanno mera valenza interna e si traducono in direttive culturali e scientifiche e valutazioni di carattere assai generale che il Consiglio esprime, in conformità alla sua composizione e natura, in materia di fruizione, tutela e valorizzazione dei beni culturali.

Soltanto il parere delle Soprintendenze ha rilevanza esterna, in quanto richiesto dalla legge di tutela al fine di asseverare la compatibilità dei progettati interventi con il pubblico interesse alla conservazione del bene culturale, nonché, come sopra specificato, la congruità in linea tecnica degli interventi medesimi rispetto alle finalità che essi intendono assolvere; mentre il parere del Consiglio può essere richiesto, se sussistono le condizioni previste dalla norma sopra citata, in funzione di particolari esigenze istruttorie che giustifichino, nel corso di un procedimento autorizzativo pendente innanzi alle Soprintendenze, di acquisire l'avviso dell'organo consultivo, chiamato a pronunziarsi sulla corrispondenza del progettato intervento riguardante beni culturali ai criteri di tutela esplicitati dal Consiglio stesso.

Analogamente, come previsto dall'art. 6 della legge regionale n. 80/77, il Consiglio fornisce il suo consulto su ogni altra questione che venga sottoposta al suo alto apprezzamento da parte dell'Amministrazione dei beni culturali ed ambientali.

Da quanto sopra esposto discende che il parere del Consiglio regionale dei beni culturali ed ambientali non può incidere sui provvedimenti già emessi dalle Soprintendenze, con la conseguenza che quando questi Istituti abbiano espresso il loro parere, non sussistono ordinariamente utili profili che giustifichino la consultazione del Consiglio regionale.

Ne discende altresì che il parere del Consiglio potrà essere richiesto da parte di questa Amministrazione soltanto in caso di effettive necessità istruttorie, che dovranno essere dettagliatamente rappresentate dall'organo periferico richiedente e altrettanto attentamente vagliate dai gruppi di lavoro della Direzione dei beni culturali ed ambientali che cureranno l'istruttoria e l'inoltro di dette richieste con la dovuta celerità.

Si fa presente a tale proposito che al Consiglio dovranno pervenire elaborati tali da consentire un'adeguata disamina dell'intervento oggetto del consulto.

Va' da sé che la natura del parere del Consiglio, così come sopra specificata, esclude che detto organo vada attivato in assenza di problematiche, di profilo evidentemente alto, che rendano utile acquisire, per un certo intervento, il parere di cui all'art. 6 della legge regionale n. 80/77.

La consultazione in argomento è in particolare inconciliabile con le esigenze proprie degli interventi di urgenza e di somma urgenza su beni culturali: le relative perizie non dovranno pertanto essere mai sottoposte all'esame del Consiglio regionale.

Per quanto riguarda ogni altra opera o intervento attinente beni protetti dalla legge n. 1089/39, fermi restando i termini e le modalità per l'esame da parte delle Soprintendenze dei progetti (art. 19 della legge regionale n. 21/85 e successive modifiche), occorre che il Consiglio regionale esprima il parere facoltativo che gli viene di volta in volta richiesto in tempi tali da non costituire un aggravio eccessivo al procedimento, tenendo conto delle esigenze operative specificatamente prospettate dall'ufficio richiedente.

Nelle more dell'acquisizione del parere rimangono interrotti i termini che le vigenti disposizioni di legge assegnano alle Soprintendenze per esprimere i loro nulla osta o autorizzazioni: circostanza questa che dovrà essere adeguatamente comunicata da parte delle Soprintendenze medesime a ogni terzo avente interesse, anche allo scopo di precludere la formazione di provvedimenti autorizzativi impliciti (cfr. art. 6, legge regionale 8 gennaio 1996, n. 4).

Gli uffici periferici di questo Assessorato adegueranno pertanto i propri provvedimenti alla presente direttiva, che vale a modificare ogni altra precedente disposizione. Ai chiarimenti come sopra forniti vorranno uniformarsi tutti gli enti e le amministrazioni interessati.

L'Assessore: MORINELLO