CIRCOLARE 5 febbraio 1996 n 2

G.U.R.S. 30 marzo 1996, n. 14

ASSESSORATO

 

DEI BENI CULTURALI ED AMBIENTALI

 

E DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Legge regionale 8 gennaio 1996, n. 4 - Norme transitorie per l'accelerazione delle procedure nel settore dei lavori pubblici - Disposizioni incidenti sul regime di tutela dei beni paesaggistici e ambientali.

 

Ai soprintendenti per i beni culturali ed ambientali

Alle Soprintendenze per i beni culturali ed

ambientali - Sezione per i beni paesaggistici,

architettonici, urbanistici

Alle Soprintendenze per i beni culturali ed

ambientali - Sezione per i beni archeologici

e, p.c.

All'Assessorato regionale dei lavori pubblici

Agli ingegneri capo del Genio civile

All'Assessorato regionale del territorio e

dell'ambiente

Ai gruppi di lavoro della Direzione beni culturali

ed ambientali ed educazione permanente

 

Il 10 gennaio 1996 è entrata in vigore la norma citata in oggetto, mirante ad introdurre meccanismi di accelerazione della spesa pubblica.

La legge, la cui efficacia temporale è risolutivamente condizionata all'approvazione della normativa regionale di adeguamento alla disciplina statale dei lavori pubblici, introduce alcune significative innovazioni all'esercizio degli obblighi rimessi agli istituti in indirizzo dalle leggi n. 1497/39, n. 1089/39 e successive modificazioni ed, in particolare, alle modalità di rilascio delle autorizzazioni alle opere pubbliche ricadenti sui territori sottoposti a tutela.

Detta novella legislativa appare di ampiezza tale che, nel richiamare codesti uffici all'adempimento del dettato del legislatore regionale, debbono parimenti sollecitarsi le competenti Soprintendenze a una tempestiva ed efficiente azione tecnico - amministrativa, finalizzata a prevenire eventuali effetti distorsivi della riforma, le cui conseguenze non possono tradursi nella compromissione del patrimonio pubblico salvaguardato dall'ordinamento.

Si fa riferimento alle seguenti disposizioni:

 

1) Generalizzazione della conferenza dei servizi

L'art. 6 della legge regionale 8 gennaio 1996, n. 4, ha radicalmente ridisegnato le competenze e le funzioni della “Conferenza dei servizi”, istituto introdotto dall'art. 15 della legge regionale n. 10/91 e poi modificato con l'art. 33 della legge regionale n. 10/93.

La nuova disciplina trasforma la Conferenza da organo meramente accessorio rispetto ai procedimenti autorizzativi in una figura tipica alla quale deve sempre ricorrersi quando ne ricorrano i presupposti. Questi consistono nel decorso infruttuoso di 30 giorni dalla data di richiesta di un'autorizzazione all'esecuzione di un'opera pubblica.

Il competente ingegnere capo del Genio civile è, quindi, onerato alla convocazione della Conferenza dei servizi, nel cui ambito sono espressi, ove non precedentemente resi, anche i pareri rimessi dalla legge n. 1497/39, dalla legge n. 431/85 e dalla legge n. 1089/39, agli organi di questa Amministrazione.

In caso di assenza di detti uffici, come pure nel caso che essi, presenti, non esprimano alcun parere, l'ingegnere capo del Genio civile assegna loro un termine per esprimersi, scaduto il quale le opere si intendono tacitamente approvate.

Ne consegue che:

a) la norma ha modificato i termini ordinari per il rilascio delle autorizzazioni paesistico - ambientali, archeologiche e architettoniche, per l'esecuzione di opere pubbliche incidenti su tali beni protetti. Per il principio generale della legge nel tempo e per la natura evidentemente straordinaria e transitoria della legge regionale n. 4/96, il diverso spatium deliberandi previsto dall'art. 19 della legge regionale n. 21/85, deve intendersi abrogato. Codeste Soprintendenze sono, quindi, tenute a rilasciare o a negare le autorizzazioni loro demandate entro 30 giorni dalla richiesta;

b) la partecipazione alle Conferenze di servizio, in quanto organi espressamente previsti in via ordinaria dalla legge, è obbligatoria. In quella sede infatti è previsto che venga espresso il parere da parte della Soprintendenza.

Questo impone evidentemente che alla Conferenza partecipino tanto il soprintendente quanto il direttore della competente sezione tecnico-scientifica, come del resto già espresso con circolare n. 13/93: in caso contrario, l'Amministrazione verrebbe messa nell'impossibilità di esprimere i propri pareri tecnici, con la conseguente attivazione dell'ulteriore meccanismo previsto dalla legge, che prevede la possibile formazione di provvedimenti autorizzativi impliciti. Gli uffici di questa Amministrazione vorranno fornire assicurazione circa la loro regolare presenza alle Conferenze, mentre gli ingegneri capo del Genio civile vorranno porre mente alla circostanza che, in caso di incompleta convocazione dei tecnici della Soprintendenza, la Conferenza di servizi deve ritenersi irregolarmente insediata, con la conseguente impossibilità di invocare il terzo comma dell'art. 33 della legge regionale 10 gennaio 1993, n. 10, come modificato dall'art. 6 della legge regionale n. 4/96;

c) la norma da ultimo citata rimette all'Amministrazione dei lavori pubblici la fissazione di termini entro i quali gli uffici di questo Assessorato sono tenuti ad esprimersi.

Il procedimento, non immediatamente correlabile all'art. 9 della Costituzione, deve intendersi costituzionalmente lecito se ed in quanto, da un lato, gli organi dell'Amministrazione dei beni culturali esprimano provvedimenti motivati e tempestivi, evitando la formazione del cosiddetto silenzio - assenso, in quanto il danno ambientale eventualmente conseguente a tali atti presunti si attesta ai funzionari responsabili dell'omesso o del tardivo pronunziamento. D'altro lato, gli uffici del Genio civile vorranno evitare l'imposizione di termini vessatori, nella considerazione che il tempo per esaminare la compatibilità di un progetto con il paesaggio o, comunque, con beni vincolati, è funzione della regolare espressione di quella valutazione.

 

2) Reintegro del C.T.A.R.

Per i progetti di importo superiore a 5.000.000 di ECU, tutte le approvazioni, ivi comprese quelle relative alla salvaguardia del patrimonio archeologico, artistico e paesaggistico, tornano ad essere espresse dal Comitato tecnico amministrativo regionale. E' stata in tal modo abrogata la modifica in merito apportata dalla legge regionale n. 10/93, con la conseguente reintegrazione di quell'organo collegiale nella potestà di approvare i progetti ad esso sottoposti anche sotto i profili previsti dalla legge n. 1497/39 e successive modificazioni.

Il regolare esercizio di questa potestà è però condizionato alla presenza nel comitato delle autorità competenti e all'espressione in quella sede del parere che esse sono chiamate a rendere. In caso contrario, il parere stesso viene reso da quegli istituti in un termine perentorio all'uopo assegnato dall'Assessorato dei lavori pubblici, a pena di implicito assenso del progetto. Valgono al riguardo, a fortiori, tutte le argomentazioni già espresse con riferimento alla Conferenza di servizi sub b) e c).

 

3) Art. 15, lett. A e lett. D, legge regionale 12 giugno 1976, n. 78

Il divieto, contenuto in questa norma, all'edificazione nella fascia di rispetto del mare e dei laghi, diventato assoluto per effetto dell'art. 2 della legge regionale n. 15/91, incontra un parziale ridimensionamento a seguito dell'entrata in vigore della legge regionale n. 4/96, che all'art. 31 esclude da quel divieto alcune opere pubbliche e, precisamente, con elencazione assolutamente tassativa e non suscettibile di interpretazione analogica stante la natura della norma da ultimo citata, le reti idriche, i collettori fognari, le opere di presa e di sollevamento per acque bianche e nere, le condotte sottomarine per lo smaltimento di acque reflue comunali e le condotte per il trasporto di gas naturali. Detti interventi rimangono comunque assoggettati alla preventiva autorizzazione della Soprintendenza, giusta art. 1, legge 8 agosto 1985, n. 431: tali istituti vorranno, quindi, assicurare, nel rispetto di quest'ultima disposizione, l'adeguata salvaguardia dei beni la cui protezione è ad essi affidata.

L'Assessore: PANDOLFO