DECRETO 6 aprile 1998 (2)

G.U.R.S. 30 maggio 1998, n. 28

ASSESSORATO

 

DEI BENI CULTURALI ED AMBIENTALI

 

E DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

 

Dichiarazione di notevole interesse pubblico della penisola della Maddalena, ricadente nel territorio del comune di Siracusa.

 

L'ASSESSORE

 

PER I BENI CULTURALI ED AMBIENTALI

 

E PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE

 

Visto lo Statuto della Regione;

Visto il D.P.R. 30 agosto 1975, n. 637, recante norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia di tutela del paesaggio, di antichità e belle arti;

Visto il T.U. delle leggi sull'ordinamento del Governo e dell'Amministrazione della Regione Siciliana, approvato con D.P.Reg. 28 febbraio 1979, n. 70;

Vista la legge regionale 1 agosto 1977, n. 80;

Vista la legge regionale 7 novembre 1980, n. 116;

Vista la legge 29 giugno 1939, n. 1497, sulla protezione delle bellezze naturali e panoramiche;

Visto il regolamento di esecuzione della predetta legge n. 1497, approvato con R.D. 3 giugno 1940, n. 1357;

Vista la legge 8 agosto 1985, n. 431;

Esaminati i verbali redatti nelle sedute del 25 novembre 1996 e del 17 dicembre 1996 e le allegate relazioni tecniche, nei quali la commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali di Siracusa ha proposto di sottoporre a vincolo paesaggistico, ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, la penisola della Maddalena ricadente nel comune di Siracusa delimitata perimetralmente secondo quanto descritto nel verbale della seduta del 17 dicembre 1996, a cui si rimanda e che fa parte integrante del presente decreto;

Accertato che i verbali del 25 novembre 1996 e del 17 dicembre 1996 sono stati pubblicati all'albo pretorio del comune di Siracusa dal 17 gennaio 1997 al 17 aprile 1997 e depositati nella segreteria del comune stesso, per il periodo prescritto dalla legge n. 1497/39;

Ritenuto che le motivazioni riportate nei succitati verbali del 25 novembre 1996 e del 17 dicembre 1996, a supporto della proposta di vincolo, sono sufficienti e congrue e testimoniano di un ambiente singolarissimo che presenta tutti i requisiti per essere oggetto di una studiata e corretta tutela che impedisca alle bellezze naturali e paesaggistiche della zona in questione di subire alterazioni di degrado irreversibili;

Considerato che non sono state prodotte opposizioni al vincolo de quo, ai sensi dell'art. 3 della legge 29 giugno 1939, n. 1497;

Rilevato che la proposta avanzata dalla commissione giunge a definire come di rito il vincolo paesaggistico dell'area medesima, già dichiarato giusta decreto n. 7426 del 29 dicembre 1992 contestualmente al divieto di temporanea inedificabilità di quel territorio, ex art. 5, legge regionale 30 aprile 1991, n. 15, ampliando, peraltro, la perimetrazione della zona descritta in quel decreto;

Considerato, quindi, nel confermare la proposta di vincolo in argomento, di potere accogliere nella loro globalità le motivazioni, espresse in maniera sufficiente e congrua dalla commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali di Siracusa nei verbali delle sedute del 25 novembre 1996 e del 17 dicembre 1996 e correttamente approfondite nei disegni e negli stralci planimetrici allegati ai verbali stessi, documenti ai quali si rimanda e che formano parte integrante del presente decreto;

Ritenuto, pertanto, che, nella specie, ricorrono evidenti motivi di pubblico interesse, per il cospicuo carattere di bellezze naturali e di singolarità geologica, che suggeriscono l'opportunità di sottoporre a vincolo paesaggistico la penisola della Maddalena, ricadente nel comune di Siracusa, in conformità alle proposte del 25 novembre 1996 e del 17 dicembre 1996 verbalizzate dalla commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Siracusa;

Rilevato che l'apposizione del vincolo comporta soltanto l'obbligo per i proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, degli immobili ricadenti nella zona vincolata, di presentare alla competente Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali, per la preventiva autorizzazione, qualsiasi progetto di opere che possa modificare l'aspetto esteriore della zona stessa;

 

Decreta:

 

Art. 1

 

Per le motivazioni espresse in premessa, l'area descritta nei verbali del 25 novembre 1996 e del 17 dicembre 1996 della commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Siracusa e delimitata con linea continua nera nella planimetria allegata che insieme al verbale forma parte integrante del presente decreto, è dichiarata di notevole interesse pubblico, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1, nn. 3 e 4, della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e dell'art. 9 del relativo regolamento di esecuzione, approvato con R.D. 3 giugno 1940, n. 1357.

 

Art. 2

 

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, unitamente ai verbali redatti nelle sedute del 25 novembre 1996 e del 17 dicembre 1996 dalla competente commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Siracusa ed alla planimetria di cui sopra è cenno ai sensi degli artt. 4 della legge n. 1497/39 e 12 del R.D. n. 1357/40, sopra citati.

Una copia della Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana contenente il presente decreto sarà trasmessa entro il termine di mesi uno dalla sua pubblicazione, per il tramite della competente Soprintendenza, al comune di Siracusa perché venga affissa per tre mesi naturali e consecutivi all'albo pretorio del comune stesso.

Altra copia della predetta Gazzetta, assieme alla planimetria della zona vincolata, sarà contemporaneamente depositata presso gli uffici del comune di Siracusa ove gli interessati potranno prenderne visione.

La Soprintendenza competente comunicherà a questo Assessorato la data dell'effettiva affissione del numero della Gazzetta sopra citata all'albo del comune di Siracusa.

 

Art. 3

 

Avverso il presente decreto è ammesso ricorso ai sensi e per gli effetti del 3° comma dell'art. 4 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, nonché ricorso giurisdizionale innanzi al T.A.R. entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana.

Palermo, 6 aprile 1998.

CROCE

 

Allegati

 

COMMISSIONE PROVINCIALE

 

PER LA TUTELA DELLE BELLEZZE NATURALI

 

E PANORAMICHE DI SIRACUSA

 

Vincolo paesaggistico

 

della penisola della Maddalena - Siracusa

 

L'anno millenovecentonovantasei il giorno venticinque del mese di novembre, alle ore 10,00 si è riunita in prima convocazione nei locali della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Siracusa, sita in piazza Duomo n. 14, la commissione provinciale BB.NN. di Siracusa nominata con D.A. n. 5007 del 7 gennaio 1995 parzialmente rettificato con D.A. n. 6365 del 12 maggio 1995, così come ricostituita per il quadriennio 1995/99, convocata dal presidente dott. Giuseppe Voza con nota racc. n. di prot. 17502/Amm. del 29 ottobre 1996, inviata a ciascuno dei componenti della commissione:

1) prof. Giuseppe Voza, soprintendente per i beni culturali ed ambientali pro-tempore della circoscrizione della provincia di Siracusa - presidente;

2) prof. Salvatore Russo - componente;

3) ing. Gaetano Capodicasa - componente;

4) ing. Gaetano Maltese, in rappresentanza del distretto minerario convocato ai sensi dell'art. 2 del D.A. n. 5007 del 7 gennaio 1995 (delega prot. n. 10928 del 20 novembre 1996) - membro aggregato;

5) ing. Domenico Turibio, in rappresentanza dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste, convocato ai sensi dell'art. 2 del D.A. n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;

6) sig.ra Lidia La Ferla, assistente amministrativo della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Siracusa - segretario.

Assistono alla riunione, nella sua prima fase, i seguenti dirigenti tecnici in servizio presso la sezione II, beni P.A.U. della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Siracusa: arch. Francesco Santalucia, dirigente tecnico, direttore F.F., sezione II, beni P.A.U. di Siracusa, dott. Antonio Mamo, dirigente tecnico, arch. Salvatore Cancemi, dirigente tecnico, dott.ssa Alessandra Trigilia, dirigente tecnico, per eventuali chiarimenti ed approfondimenti che dovessero essere chiesti dalla commissione.

Il presidente, accertata la presenza di tutti i componenti, dichiara aperta la seduta ed invita la commissione a passare all'esame dell'ordine del giorno, che prevede la trattazione della proposta di vincolo della penisola della Maddalena in Siracusa.

Il presidente fa presente che, scopo della riunione è la verifica collegiale circa la sussistenza delle condizioni volute dalla legge 29 giugno 1939, n. 1497, per la sottoposizione a tutela della penisola della Maddalena.

Introduce la discussione l'arch. Santalucia che illustra le caratteristiche della penisola della Maddalena, sito importante nella vita di Siracusa, ricco di elementi archeologici, in quanto fa parte di un sistema di siti, e costituente una eccezionalità dal punto di vista geologico e morfologico. La zona è interessata da un bradisismo, attualmente in fase negativa, che ha modificato la morfologia dei luoghi nel tempo, come ha rilevato anche uno studio del C.N.R. Infatti le latomie esistenti lungo la costa oggi sono sommerse, il che dimostra che c'è stato un cambiamento della linea di costa, un processo di erosione e di allargamento della bocca del porto, dovuto, come chiarisce il geologo Mamo, ad un sistema di faglie che hanno determinato da un lato l'abbassamento del fondo del porto grande, quest'ultimo accentuato anche dall'accumularsi dei sedimenti provenienti dai corsi d'acqua che sfociano nel porto, in particolare l'Anapo, dall'altro parziali sollevamenti della terraferma, come testimoniato dai terrazzi marini e dai solchi di battigia oggi emersi nel settore meridionale della penisola. L'area, inoltre, continua Mamo, è interessata da una peculiarità geologica di tipo carsico, con la presenza di grotte attraverso cui, durante le mareggiate, si sviluppa un sistema idropneumatico che dà luogo alla formazione di imponenti colonne d'acqua simili, per forme e dimensioni, a certi geyser islandesi.

Dall'inizio del secolo il sito, nella parte settentrionale, è stato utilizzato come zona di villeggiatura, infatti vi furono costruite, ed esistono ancora oggi, le ville delle famiglie più in vista di Siracusa, alcune molto rappresentative.

Questa vocazione turistica della Maddalena venne presa in considerazione dal P.R.G. di Siracusa, che prevedeva nella zona un insediamento di tipo alberghiero, di cui è testimonianza l'esistenza del villaggio turistico "Il Minareto".

Tuttavia, come giustamente fa rilevare l'arch. Cancemi, la fascia costiera che dà sul porto grande è stata invasa dalla costruzione di ville di tipo moderno, alcune anche di grandi dimensioni che hanno operato un'aggressione edilizia tale da trasformare il paesaggio circostante. Senza considerare, inoltre, che nella zona insistono un serbatoio d'acqua molto alto ed un insediamento di tipo religioso che, oltre a risultare antiestetici e invasivi, sono altamente aggressivi dal punto di vista urbanistico, trattandosi di zona a prevalente destinazione agricola.

Pertanto, l'imposizione del vincolo si rende necessaria per evitare che questa area, e soprattutto la fascia costiera, venga snaturata in maniera irreversibile, con la realizzazione di strutture turistiche, dettando delle norme che consentano di regolamentare l'urbanistica della zona in maniera tale che essa si sviluppi armonicamente con il paesaggio circostante.

La zona è in parte già sottoposta a tutela con il vincolo del porto grande e successivamente è stata vincolata ai sensi dell'art. 5 della legge regionale n. 15/91. Tuttavia, poiché il vincolo di cui alla legge citata è di immodificabilità assoluta, molto limitativo e della durata di due anni, la cui scadenza è prevista per gennaio 1997, ai fini di una migliore tutela della penisola della Maddalena è utile che essa venga inserita nell'elenco delle BB.NN. della provincia di Siracusa, ai sensi della legge n. 1497/39, con il provvedimento che si viene a proporre, anche perché il comune di Siracusa ha elaborato per la zona del Plemmirio e del Sacramento dei piani particolareggiati di recupero che hanno avuto l'approvazione del consiglio comunale e della Soprintendenza, e questi ultimi, assieme all'imposizione del vincolo paesaggistico, forniranno indicazioni utili per la successiva variante al P.R.G.

Inoltre l'emanazione del vincolo ha anche la funzione di tutelare l'area dal punto di vista naturalistico-ambientale, preservando la flora tipica della zona, la cui esistenza è legata all'habitat e agli equilibri ecologico-ambientali.

A tal proposito la dott.ssa Trigilia informa la commissione sull'aspetto botanico, anche con l'ausilio della proiezione di alcune diapositive realizzate in contrada Massoliveri, sulla cui flora l'università di Catania ha svolto delle ricerche. La flora di quest'area è caratterizzata dalla presenza di macchia mediterranea degradata, la cosiddetta "gariga", vicino al mare e da cespugli vicino alle rocce affioranti, oltre che alla presenza del "limonium siracusanum", specie endemica molto delicata, e, proseguendo dal mare verso l'interno, dalla presenza della macchia arbustiva dell'olivastro e del mirto. Si tratta di una flora particolare, tipica dell'area del siracusano, di un tipo di vegetazione che rischia di sparire se viene modificato l'ecosistema circostante e a tutela della quale è stata avanzata proposta di riserva dell'habitat naturale.

Senza considerare, poi, che quest'area ha sempre avuto una destinazione agricola, anche per ragioni storiche; infatti la città non si è mai, nel tempo estesa in questa direzione in quanto si doveva attraversare la parte sud della città, i Pantanelli, malsana e paludosa, per cui la Maddalena è stata utilizzata come zona di villeggiatura e agricola, da raggiungere via mare. E che l'agricoltura in questi luoghi sia stata fiorente risulta evidente per la presenza in essi di numerose masserie. Anche il toponimo "Case Vacche", con il quale viene denominata una delle masserie, sta ad indicare la produzione di carne nell'area, oltre al vino: era questa, infatti, la zona di produzione del famoso moscato di Siracusa. E ancora oggi la zona viene utilizzata per la produzione, in larga scala, di ortaggi, soprattutto lungo la costa. Accanto agli insediamenti di tipo agricolo nell'area sono presenti le "ville di campagna" delle famiglie benestanti della città nel secolo scorso, per alcune delle quali come villa "La Torretta", con l'annesso giardino, e villa Conigliaro è stata avanzata proposta di vincolo, in quanto costituiscono esempi di una forma storica di architettura e come tali degne di tutela.

Come fa rilevare il presidente della commissione, dott. Voza, la penisola della Maddalena riveste notevole interesse dal punto di vista archeologico. Infatti, come testimonia la presenza di un villaggio preistorico dell'epoca di Stentinello, la penisola reca tracce consistenti di frequentazioni nel periodo neolitico, così pure nell'età del bronzo e nel periodo greco-romano, in età medievale, addirittura, ha vissuto un momento di ricchezza, si ricorda infatti lo ius concessionis da parte di Federico II di Svevia per l'utilizzo delle acque del porto e per l'estrazione di materiale dalle latomie, per la costruzione del castello Maniace.

Aggiunge il prof. Russo che il territorio della Maddalena ha anche una sua storia in quanto è annoverato, già nel '500, tra i nove feudi dell'università di Siracusa e se ne ha notizia fino ai primi del '700. Chiarisce, inoltre, che quest'area viene impropriamente definita "Isola" forse per la presenza, in passato, di zone paludose che creavano un paesaggio discontinuo e che, quindi, facevano sembrare la penisola della Maddalena un'isola.

In ogni caso, conclude il prof. Russo, il territorio del Plemmirio fa tutt'uno con Ortigia, fa corpo con la città e ne è parte integrante e già in questo trova ragione d'essere il vincolo, ed in questo rapporto trova la sua migliore giustificazione.

A conclusione dell'ampia discussione sui vari aspetti archeologico, geologico, naturalistico, architettonico e storico della penisola della Maddalena, fatte le opportune valutazioni, il presidente, dott. Voza, ritiene doveroso procedere alla proposizione del vincolo in questione per attuare una forma di tutela da parte della Soprintendenza sul territorio, per arginare e regolamentare l'edilizia della zona, evitando che venga del tutto modificato l'ambiente naturale di questa parte di Siracusa che presenta un notevole interesse paesaggistico e storico culturale, e che tanto rilievo ha avuto nella sua storia.

Visto l'approssimarsi della scadenza del vincolo ai sensi dell'art. 5, legge regionale n. 15/91, il dott. Voza, rappresentata l'urgenza della proposizione del vincolo di bellezza naturale, invita la commissione a riunirsi in data 17 dicembre 1996 per la deliberazione del vincolo, dopo aver preso visione delle relazioni tecnico scientifiche approntate dalla Soprintendenza a supporto di tale proposta.

La commissione passa quindi all'esame del secondo punto all'ordine del giorno che prevede varie ed eventuali.

Il presidente prospetta la necessità di correggere la perimetrazione del vincolo dei monti Climiti; in particolare bisogna sostituire l'espressione "tracciato autostradale" contenuta nel vincolo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana con la seguente “esistente tracciato della strada statale 114 Siracusa-Augusta, nel tratto in cui questa ha caratteristiche autostradali, al fine di aderire alla reale perimetrazione del vincolo”.

La commissione concorda con il presidente sulla proposta di modifica.

Alle ore 11,30 la commissione, esauriti gli argomenti, si scioglie.

Letto, approvato e sottoscritto.

Voza - presidente

Russo - componente

Capodicasa - componente

Turibio - membro aggregato

Maltese - membro aggregato

La Ferla - segretario

 

Vincolo paesaggistico

 

della penisola della Maddalena - Siracusa

 

L'anno millenovecentonovantasei il giorno diciassette del mese di dicembre, alle ore 10,00 si è riunita in prima convocazione nei locali della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Siracusa, sita in piazza Duomo n. 14, la commissione provinciale BB.NN. di Siracusa nominata con D.A. n. 5007 del 7 gennaio 1995 parzialmente rettificato con D.A. n. 6365 del 12 maggio 1995, così come ricostituita per il quadriennio 1995/99, convocata dal presidente dott. Giuseppe Voza con nota racc. n. di prot. 20055/Amm. del 2 dicembre 1996, inviata a ciascuno dei componenti della commissione:

1) dott. prof. Giuseppe Voza, soprintendente per i beni culturali ed ambientali pro-tempore della circoscrizione della provincia di Siracusa - presidente;

2) prof. Salvatore Russo - componente;

3) ing. Gaetano Capodicasa - componente;

4) ing. Gaetano Maltese, in rappresentanza del distretto minerario convocato ai sensi dell'art. 2 del D.A. n. 5007 del 7 gennaio 1995 (delega prot. n. 10928 del 20 novembre 1996) - membro aggregato;

5) ing. Domenico Turibio, in rappresentanza dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste, convocato ai sensi dell'art. 2 del D.A. n. 5007 del 7 gennaio 1995 - membro aggregato;

6) sig.ra Lidia La Ferla, assistente amministrativo della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Siracusa - segretario.

Assistono alla riunione, nella sua prima fase, i seguenti dirigenti tecnici in servizio presso la sezione II, beni P.A.U. della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Siracusa: dott. Antonio Mamo, dirigente tecnico, arch. Salvatore Cancemi, dirigente tecnico, dott.ssa Alessandra Trigilia, dirigente tecnico, per eventuali chiarimenti ed approfondimenti che dovessero essere chiesti dalla commissione.

Il presidente, accertata la presenza dei componenti di cui alla sopra citata convocazione, ad eccezione dell'ing. Turibio Domenico, rappresentante dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste, constatata la validità della riunione, dichiara aperta la seduta ed invita la commissione a passare all'esame del primo punto all'ordine del giorno, che prevede la ratifica della correzione relativamente al perimetro del vincolo dei monti Climiti. La commissione all'unanimità approva di sostituire l'espressione "tracciato autostradale" contenuta nel vincolo così come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, con la seguente “esistente tracciato della strada statale 114 Siracusa-Augusta, nel tratto in cui questa ha caratteristiche di strada di grande percorrenza a quattro corsie, al fine di aderire alla reale perimetrazione del vincolo”. La modifica, rispetto a quanto verbalizzato nella precedente seduta, scaturisce da informazioni assunte presso l'ufficio competente dell'ANAS.

Si passa quindi all'esame del secondo punto all'ordine del giorno che prevede la delibera del vincolo della penisola della Maddalena in comune di Siracusa, la cui proposta è stata ampiamente dibattuta nella precedente seduta della commissione.

Il presidente, prima di procedere alla delibera, dà lettura delle relazioni tecniche che costituiscono il presupposto per la proposta di emanazione del vincolo e sono parte integrante del presente verbale, unitamente alla cartografia in scala 1:25.000 relativa alla:

- perimetrazione della proposta di vincolo - Tav. I

Copia di dette relazioni tecniche e delle cartografie ad esse allegate relative alla perimetrazione della proposta di vincolo - tav. I -, carta tematica contenente i siti di interesse archeologico, le ville, le masserie e giardini storici - tav. II -, carta riassuntiva dei vincoli paesaggistici - tav. III - e carta dell'uso dei suoli - tav. IV - verranno anche depositate presso gli uffici della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Siracusa, per l'eventuale consultazione da parte di coloro che ne abbiano interesse.

 

PREMESSA

Le linee guida del piano paesistico regionale riconoscono alla regione Iblea una sostanziale unità morfologica di paesaggio con la differenziazione dei vari paesaggi antropizzati nelle varie epoche.

Uno di questi è quello caratterizzato dalla crescita lineare della città distesasi lungo la costa a formare quasi un elemento continuo, che stacca il mare dall'entroterra costituito da pianori e dal primo zoccolo collinare, generalmente destinato all'agricoltura.

Se in varie parti d'Italia la città a nastro, la città in estensione si è sviluppata lungo i reticoli commerciali e quelli dell'artigianato e della piccola e media industria (vedi Marche, Lombardia, Trentino), in questo territorio come in altri consimili del sud e in parte anche del centro Italia, la struttura lineare della città è legata ad un uso privato, residenziale della costa e alla fruizione della rendita di posizione determinata dal valore aggiunto costituito dal mare, risorsa economica per i possibili sfruttamenti e le attività che ad esso si possono legare.

Le fascie costiere italiane costituiscono da sempre una delle maggiori risorse territoriali sia per le possibilità di commerci e la pesca che per la residenza e le cure.

Solo nel tardo '800 però l'aprirsi di nuove possibilità economiche ad una borghesia di recente costituzione, cominciò a selezionare le località di maggior pregio climatico e paesaggistico, dove furono insediate stazioni di villeggiatura, piccole vere città di vacanza.

Altra cosa è, negli anni dopo il 1960, l'immensa crescita delle seconde case legate soprattutto ad un problema di investimento di capitali che veniva realizzato soprattutto in quelle aree che offrivano la sicurezza di una migliore resa economica.

Le seconde case si attestano così nei pressi dei grandi siti di villeggiatura, presso gli alberghi, nei siti di richiamo turistico e culturale, distribuendo in un nastro senza fine, quella logica insediativa dell'essere il più vicino possibile all'area centrale.

La penisola del Plemmirion mostra tutti i caratteri di tale evoluzione.

Fu alla fine dell'800 luogo di insediamenti radi legati ad una redditizia agricoltura, testimoniata oggi soprattutto da alcuni grandi casali, in parte trasformati in ville.

Ma già all'inizio di questo secolo nella parte sommitale, probabilmente meno adatta alla coltivazione per esposizione, natura e spessore dei suoli, la penisola cominciò a popolarsi di residenze borghesi o nobiliari giacché solo allora ci si poteva permettere il lusso della villa o della casa di villeggiatura.

In prossimità di tali aree, appunto in quegli anni, inizia la realizzazione di insediamenti stagionali.

Sul fronte del porto grande alcune ville di alta qualità occupano la sommità di una falesia fragilissima il cui degrado venne probabilmente accentuato ed accelerato da scarichi, fondazioni, perforazioni, sull'estremità di Punta della Mola si insedia anche un villaggio turistico e su questo fronte la spinta insediativa si arresta a questo punto.

Sull'altro fronte, sul golfo di Terrauzza, viene prima costruito un piccolo villaggio legato a presenze stagionali, poi vengono realizzate fino al faro di Murro di Porco decine di piccole abitazioni di qualità sempre minori e che insistono su spazi sempre più stretti.

Questi insediamenti completano il quadro di seconde case intanto formatosi in contrada Isola attorno alle saline di Siracusa.

Da ultimo e più di recente una concessione edilizia in area agricola permette la realizzazione nella parte sommitale della penisola, prospiciente la città, di una struttura edilizia destinata a fini religiosi ed assistenziali di grandi dimensioni.

Una serie di circostanze blocca, poi, lo sviluppo ulteriore di tali insediamenti, fortunatamente non paragonabile a quelle di altre grandi aree metropolitane.

Una blanda normativa urbanistica impedisce la crescita a macchia d'olio di tali insediamenti mentre una serie di azioni vincolistiche mette sotto tutela prima le saline ed il Ciane, poi l'intiero arco del porto grande e lo stesso specchio d'acqua.

Lo stesso P.R.G. però prevede, pur nel rispetto della normativa della inedificabilità della fascia costiera, la possibilità di insediare complessi alberghieri in quelle aree poste sul fronte del mare aperto.

E' dal degrado del paesaggio delle falesie, dalla necessità di regolamentare le aree già occupate e dalla opportunità di contenere in questa area rimasta unica per caratteri e stato di conservazioni, ogni ulteriore insediamento, che nascono le ragioni della tutela che si impone su un territorio che ha in sé ragioni storiche e naturali tali da costituire una unità morfologica fortemente strutturata, dotata, cioè, di forti legami interni tra le parti con l'insieme del territorio.

 

RELAZIONE ARCHEOLOGICA

La penisoletta della Maddalena, toponimo derivato da una chiesetta esistita sino all'ottocento dedicata alla Maddalena (C. Voza, Guida di Siracusa, 1994, p. 226), o contrada Isola, antico Plemmyrion cantato da Virgilio, costituisce il limite meridionale del porto grande di Siracusa ed è articolata da brevi balze rocciose, desinenti in una terrazza di modica elevazione, da cui si gode una veduta suggestiva e nel contempo strategica, sia del porto naturale che della terraferma e dell'immediato retroterra con le estreme propaggini degli Iblei.

Il luogo ben si prestava, sin dall'età preistorica, ad un insediamento che doveva esistere proprio sulla sommità della penisoletta, come già intuito da Paolo Orsi, che, alla fine del secolo scorso, ipotizzava l'esistenza di due villaggi alle due estremità della lingua di terra (P. Orsi B.P.I. XVII, 1891, p. 115 ssg.).

Fondazioni di una capanna preistorica della cultura dell'età del bronzo medio sono state individuate a nord del promontorio in prossimità dell'insenatura nei pressi dello scoglio della Galera (S. Lazzarini, A. La Rosa, G. Cappellani, in Archivio Storico Siracusano, XI 1965, pp. 142-143).

All'insediamento corrispondevano le necropoli; già Francesco Saverio Cavallari nella "Topografia Archeologica di Siracusa", 1883, p. 80, tav. XII, segnalava e documentava l'esistenza di tombe a grotticella artificiale e con accesso a pozzetto nel margine settentrionale della terrazza.

Gli scavi di Paolo Orsi (art. cit.), hanno evidenziato due nuclei di tombe a grotticella, risalenti alla media età del bronzo, l'uno nei pressi dell'insediatura di Massoliveri, l'altro lungo la costa meridionale attorno a Capo Murro di Porco.

Si tratta di tombe ricavate nel calcare con accesso a pozzetto e talvolta fornite di una anticella prima della camera di deposizione, articolata da nicchie talora con riquadratura apicata, che hanno restituito significativi corredi funerari anche con oggetti d'importazione di provenienza egea, inquadrabili nell'ambito della cultura di Thapsos (XV-XIV sec. a.C.).

Tombe, talvolta riutilizzate in epoche successive, sono scavate anche su brevi costoni di formazione calcarea, lungo la dorsale della penisola, che degradano in prossimità delle coste sia a nord che a sud.

L'originaria estensione del banco roccioso è attualmente apprezzabile solo in alcune zone a seguito dello sviluppo di edilizia residenziale nella penisoletta. Ed all'interno di proprietà private ricade un discreto numero di sepolture (cfr. Villa La Torretta e viciniori) per le quali è in corso di predisposizione il procedimento di vincolo ai fini della tutela archeologica ai sensi della legge n. 1089/39.

La presenza di profonde carraie nel banco roccioso e con varie direzioni testimonia della viabilità antica a datare probabilmente dall'età preistorica, mantenuta in epoche successive e collegata anche allo sfruttamento di cave di pietra attualmente sommerse, la cui arcaicità è attestata dall'utilizzo del materiale in antiche costruzioni siracusane (ad es. edifici templari del VI sec. a.C.) (G. Lena, B. Basile, G. Di Stefano, in Archivio Storico Siracusano, s. III, II, 1988, p. 51).

Nel V sec. a.C. il sito fu scenario della guerra del Peloponneso e ne è documento un monumento circolare tutelato in località Mondjo, alla estremità NW dell'isola, che l'Orsi interpreta come fossa sepolcrale per i caduti appunto nella lotta contro gli Ateniesi (413 a.C.) (P. Orsi, in Nsc, 1899, pp. 36-41).

Decine di fornaci di calce di età tardo-imperiale, nella contrada Massoliveri, in parte ora sommerse, altre parzialmente erose dall'azione marina, servite in origine da una strada, di cui restano tracce di carraie (G. Lena, B. Basile, G. Di Stefano, art. cit., pp. 54-55) testimoniano la continuità di frequentazione ed utilizzazione del sito anche per attività "industriali".

Mentre in età normanna si sa dell'erezione della “Chiesa della Maddalena sulla punta del Plemmirio”, G. Agnello, Siracusa Medievale, Monumenti inediti, 1926, p. 35.

 

ASPETTI GEOLOGICI E GEOMORFOLOGICI

L'attuale particolare configurazione della penisola della Maddalena è strettamente legata all'attività tettonica e morfologica esercitata, su questo tratto di territorio siracusano, da agenti endogeni ed atmosferici prevalentemente dal Miocene medio ai giorni nostri. La penisola in questione rappresenta, difatti, una particolare struttura geologica nota in letteratura scientifica come "horst", costituita da un'ammasso roccioso fagliato ai margini e sollevato rispetto alle zone circostanti, oggi per tre quarti sommerse, ad opera dell'attività tettonica prevalentemente distensiva manifestatasi in epoca Pliopleistocenica su direttrici ad andamento nordovest-sudest, nordest-sudovest ed est-ovest. Risulta interessante a tal proposito citare, fra gli studi condotti sull'area in questione negli ultimi decenni, quelli di I. Di Geronimo, F. Ghisetti, M. Grasso, F. Lentini, G. Scamarda e L. Vezzani, (1980 - Dati preliminari sulla neotettonica della Sicilia sud orientale, ecc.), i quali hanno anche ricostruito la polarità dei movimenti verticali dei terrazzi marini tirreniani in epoca tardo olocenica e protostorica, stabilendo quali margini della penisola della Maddalena hanno subito abbassamenti (e conseguente ingressione marina) e sollevamenti. Nel citato lavoro si riporta che: “l'inversione di tendenza che caratterizza alcuni settori della costa Iblea era già stata documentata dalla sommersione sia di terrazzi tirreniani che di insediamenti e manufatti collocabili tra il X e il II sec. a.C. ..."syloi" sommersi (-2 metri) si hanno alla stazione di Targia ed al Plemmirio, all'estremità nord della penisola della Maddalena, i syloi del Plemmirio risalgono al II-III sec. a.C. Presso Ortigia un'altra costruzione del II-III sec. a.C., il Gymnasium timoleonteum, è attualmente invasa dalle acque. Nella parte meridionale della penisola della Maddalena, a Capo Murro di Porco, il terrazzo tirreniano del 1° ordine si trova a 10-15 metri, quello di 2° ordine a quota 3-4 metri, mentre intorno a -10 metri si rinviene un solco di battente collegabile col terrazzo del 3° ordine”.

La geometria della linea di costa ha pertanto subito qualche significativa modifica durante i trascorsi millenni, nascondendo, o qualche volta cancellando del tutto, tracce di presenze antropiche di epoca storica.

A tal proposito occorre rilevare che, nel corso della storia, si è persa quasi completamente memoria della toponomastica dei luoghi, fenomeno piuttosto diffuso ai tempi odierni, soprattutto in ordine a quella delle forme della costa. La rilettura di un interessante quanto poco noto testo datato 1709 e realizzato ad opera di tale Giovanni Andrea Mazza, religioso della Compagnia di Gesù e titolato “La Sicilia in prospettiva cioè le città, castella, terre e luoghi esistenti e non esistenti in Sicilia, la topografia del littorale, li scogli, isole e penisole intorno ad essa”, ha consentito la restituzione dei loro nomi ai rispettivi luoghi di appartenenza, almeno limitatamente al tratto di costa relativo alla penisola della Maddalena: si apprende così che il promontorio nei pressi della tonnara di Terrauzza in realtà si chiama "Punta della Fico" e che fra questa ed il successivo promontorio, chiamato "Capo Mele" ci sono la "Grotta delle Ciaule" e la "Grotticella della Giommara", che gli alti scogli che seguono fino a "Capo Murro di Porco" si chiamano "Palazzotti" e che formano la "Cala del Banchitello" e "Capo Piccolo", che immediatamente a seguire è possibile individuare il "Pergolo", cioè “...uno scoglio sulla riviera, figurato a similitudine del Pergamo, dove nelle chiese si sta, a far dicerie, proprio dè predicatori, cui in alcuni luoghi di Sicilia nell'idioma materno appellano "Pergolo"”; riteniamo siano davvero pochi coloro che oggi riconoscerebbero la "Spiaggia del Catinascaro" o la "Grotta della Taverniera o del Milione", ubicate lungo il versante orientale della penisola a qualche centinaio di metri da Capo Murro di Porco, e ancora "Capo del Taglitello o del Piliero" e la "Grotta della Cannata o del Piliero", localizzati più avanti, procedendo verso l'imboccatura del porto grande di Siracusa, nel completare il quadro delle località citate occorre segnalare anche la "Grotta del Gigante", nei pressi dell'omonima "Punta", quest'ultima così chiamata per “la sua altura, dov'è la capanna, in cui per tutto l'anno si fermano li Guardiani contro li pirati”, la successiva "Cala del Lignazzo", la "Punta di Altavilla" con “tre oscure caverne con ridotto e cala del medesimo nome”, la "Cala del Tufazzo", lo "Scoglio, Grotta e Bocche della Traversa" con “la sua cala per sette galeotte”, lo "Scoglio della Pietre Rizze", la "Punta di Mazzamarello" “che molto si allunga in mare”, la "Cala di Mazzamarello", la "Grotta e la Punta della Pellegrina", probabilmente una delle poche oggi ancora riconoscibili, la "Spiaggia del Pozzillo", la "Punta e le Bocche della Calella", per giungere alla nota "Punta della Mola".

Oggi dei succitati luoghi possiamo apprezzarne la bellezza, talora l'imponenza, soprattutto attraverso una vista dal mare, circumnavigando la penisola, ed in particolare il fascino delle alte falesie e delle incantevoli grotte costiere. Alcune di queste, soprattutto nel tratto compreso fra Punta Tavernara e Capo Murro di Porco, si estendono nell'entroterra, lungo antichi piani di frattura dando luogo, in occasione di violente mareggiate di Grecale o di Libeccio, ad un particolare effetto idropneumatico causato dal fronte d'onda che si introduce all'interno delle cavità costiere e genera spettacolari colonne d'acqua, talora alte anche 20 e più metri, che non mancano di attrarre spesso gruppi di curiosi che conoscono il fenomeno.

Una cavità carsica nota agli speleologi e di interessante valore naturalistico è la Grotta del Pellegrino, ubicata in prossimità di Punta del Gigante e con uno sviluppo orizzontale di circa 120 metri, mentre altri ingrottamenti, molti di pregevole valore paesaggistico, si trovano ubicati lungo la fascia costiera meridionale, con accesso dal mare (Costa Bianca e Plemmirio). Fra tutte corre l'obbligo di citare le grotte nei pressi di Case Fichera, una delle quali utilizzata in passato come abituro troglodita, un'altra, con ingresso dal mare, all'apice dell'insenatura di punta del Gigante altre due ancora a monte di quest'ultima; splendidi archi naturali risultano ubicati nel tratto di costa compreso fra Punta Tavernara e Capo Murro di Porco e lungo il costone roccioso osservabile dalla S.P. n. 58.

In quest'area le citate forme geomorfologiche, spesso associate a promontori di singolare bellezza, sono oggi minacciati da un'edificazione selvaggia che negli ultimi decenni ha arrecato profondi mutamenti alla zona e turba l'assetto paesaggistico dei luoghi. Occorre inoltre segnalare che alcune delle grotte presenti nella zona di Massoliveri, fra Punta della Mola e Punta Tavernara, presentano fenomeni di dissesto statico che comporterà inevitabilmente la loro scomparsa ad opera dell'azione combinata degli agenti meteomarini e della pressione antropica crescente in tutta l'area.

Una elencazione delle peculiarità geomorfologiche non può non contemplare gli ampi terrazzi costieri della fascia settentrionale fino a Capo Murro di Porco, che ancora oggi conservano gli originari caratteri di naturalità, anche biologica, nonché l'ampio terrazzo sommitale della penisola, oggi seriamente minacciato da una disordinata edilizia stagionale e residenziale.

In conclusione, relazionando in ordine all'attività estrattiva, un tempo diffusa nella penisola, occorre precisare che nell'area sono rilevabili tracce di antiche cave costiere a cielo aperto nella zona nord, fra Punta della Mola e Punta Tavola, ad est nei pressi di Punta del Gigante, oggi in parte sommerse e, a sud, nei pressi di Case Giaracà, ove presentano in parte anche sviluppo in galleria. Un interessante ed antico sistema di miniere di calcare a prevalente sviluppo orizzontale risulta localizzato in località Massoliveri e presenta un interessante sistema di pozzi di aerazione di presumibile periodo medievale.

 

TOPONOMASTICA ED EMERGENZE ARCHITETTONICHE

Il Plemmirio - Maddalena, toponimo di una tozza penisola a sud di Siracusa, vanta millenni di storia, giacché era abitata dall'età del bronzo. Attualmente con contrada Maddalena o contrada Isola o contrada Isola della Maddalena, si intende quel tratto di territorio costretto fra il seno Dascone del porto grande (spiaggia del Sacramento) e la retrostante strada provinciale che porta alla Costa Bianca del Plemmirio. Tale penisola è chiamata della Maddalena in quanto lì nel periodo normanno, sulle rovine del preesistente tempio di Ercole, venne edificata una chiesa in onore a Santa Maria Maddalena. Il termine Isola, secondo alcuni, starebbe in vernacolo per penisola ma si può ritenere che il toponimo derivi dal vocabolario basso latino Isula che in italiano sta per "appezzamento di terreno rinchiuso (in siciliano chiusa)". Toponimi uguali si trovano sparsi per tutta l'area sud-orientale della Sicilia.

Col termine penisola della Maddalena si intende quel promontorio che già dai Greci venne chiamato Plemmirio. La contrada, salubre per la buona esposizione ai venti, si eleva nella parte più alta in un territorio denominato Mondio e fu famosa in passato per la produzione di rinomati vini bianchi.

Il toponimo "Isola", più conosciuto, pare si ricolleghi alla presenza di un istmo tra l'attuale penisola e la terraferma, poi ricoperto da terreno alluvionale e fangoso.

Da un punto di vista naturalistico la penisola aveva, fino a quindici-venti anni fa, grande importanza in quanto rappresentava un punto di riferimento alla linea migratoria di molti uccelli che dall'Africa andavano in Europa (e viceversa).

L'area in trattazione conserva ancora tutte le caratteristiche storiche, naturali e paesaggistiche che la contraddistinguono; infatti sono presenti nel territorio localizzati fenomeni di antropizzazione, che comunque non scompongono quelle che sono le peculiarità paesaggistiche della zona.

Il territorio della contrada, nonostante le trasformazioni economiche e sociali accentuatesi particolarmente nel secondo dopoguerra, conserva ancora qualche espressione originale del paesaggio ottocentesco.

Le ultime masserie, qualche coltura pregiata e la tonnara sono manifestazioni segniche di valori umani e territoriali impiantati su tradizioni secolari.

Le caratteristiche architettoniche delle ville settecentesche, rispetto alla Sicilia occidentale, si ritrovano anche se in tono minore, nelle ville-masserie e nelle case padronali, diffuse nella Sicilia orientale.

Tra la metà dell'ottocento e gli inizi del novecento la classe borghese siciliana costruisce dimore di "villeggiatura" meno rappresentative, più piccole ma più funzionali, più adatte, in definitiva, ad uno stile di vita comoda, senza eccessi di spazi e di volumi. Questo tipo edilizio, si trova sparso all'interno dell'area in trattazione.

La suddivisione territoriale dell'isola rispecchia, ai primi del secolo scorso, una complessa situazione fondiaria. Esistevano il burgensatico del barone Antonio Milocca e il feudo della Maddalena del barone Giuseppe Bonanno. Vi erano inoltre vari possedimenti religiosi: il convento di S. Agostino, la congregazione del S.S. Sacramento del circolo delle Quartarone e il conservatorio delle Zitelle nel luogo nominato Carrozze.

Le masserie settecentesche e le case rurali dominavano le coltivazioni, segnando il dominio della grande e media proprietà feudale.

Il gruppo rurale più antico insiste sul fondo "Lenze di Fava" presso il faro Massoliveri, nella contrada Carrozze, appartenente al nobile Innoccenzo Pallavicini Carrozza, che, abitando a Messina, lo vendette a Santi Tronco, da cui alla famiglia Farruggia, di origine maltese, e poi ai Quattrocchi.

Il gruppo rurale consta di una serie di caseggiati, di una chiesa semidiruta, dedicata a S. Giacomo e di un arco di ingresso, dove fino a qualche anno fa era leggibile la data del 1650. Il complesso, forse sorto per ospitare un antico convento, fu convertito in una grossa fattoria, gravitante attorno alla chiesa-parrocchia. All'isola, infatti, vivevano permanentemente gruppi familiari, ancora nel 1929 era abitata da "gente agricola" ed era anche provvista di una scuola rurale. Nel maggio dello stesso anno la baronessa Caterina Beneventano del Bosco donava 1.484 mq. per costruirvi una chiesa con annessa canonica. Tra le molte ville ricordiamo quella dei Beneventano del Bosco. Ceduta la villa Pedemontana in contrada delli Teracati, il barone Corrado, che ben conosceva le terre della Maddalena, verso il 1820 acquistò la proprietà del convento di S. Agostino. Il gruppo rurale oltre alla casa di masseria presentava anche una torre, contenente due camerette ed una cucina, dove alloggiavano i religiosi all'epoca del raccolto.

Su questa torre di guardia il barone fece costruire una casa di campagna, rimaneggiando anche le precedenti costruzioni. Il giardino costituito da muri, ingraziositi da un belvedere, integra il verde dei suoi pini italici e delle sue palme con gli elementi della natura, stabilendo nell'ordine visuale e nel rapporto con la villa l'incontro uomo-natura.

Pressappoco allo stesso periodo risale la villa dello storico siracusano Parlato, che vanta un elegante quanto semplice schema costruttivo costituito da un blocco mosso da un corpo sopravanzante con grande terrazza, quasi una meditazione con il giardino.

Anche i Bonanno-Maeggio possedevano masserie e i fondi Scicli e Uccello, provvisti di case d'abitazione e relativi servizi, che passarono poi a Orazio e Michele Nava.

 

LA TONNARA TERRAUZZA

La tonnara di Terrauzza, inserita nel feudo Milocca, tra il mare a sud e le terre del feudo di Milocca a est e a nord, pur con le sue danneggiate strutture agricole e peschereccie, contribuisce a testimoniare la forza di eredità umane molto resistenti.

Nel 1689 l'esercizio di pesca di Terrauzza fu venduto dalla Regia Corte all'ordine dei minimi (sotto il titolo di San Francesco di Paola della città di Siracusa) e rimane appannaggio di quel convento a lungo, figurando ancora nell'elenco dei beni e delle rendite arcivescovili della diocesi siracusana nel 1871.

Nonostante l'indubbio vantaggio di calare le reti prima delle altre tonnare, in quanto protetta dai venti di greco e levante dalla costa di Capo Meli, l'impianto di Terrauzza era danneggiato dalla sua posizione all'interno di una baia un po' distante dagli abituali itinerari dei tonni, inoltre era molestato dal marrobio (erba perenne).

Dopo parecchie vicissitudini legate ad altalenanti periodi di pescosità dei tonni, la tonnara ebbe il suo periodo più fecondo con la gestione dei due fratelli Francesco e Sebastiano Quadarella intorno ai primi del 1900. In quel periodo infatti, si definiscono le abilità tecniche e finanziarie, potenziate anche da un abbondante passo dei tonni. L'esercizio registrò una pesca straordinariamente ricca nel mese di luglio del 1904, furono pescati 4.000 tonni. Le pesche continuano ad essere proficue e in un clima di crescente ottimismo Francesco Quadarella prende in affitto il grande esercizio del principe di Villadorata a Marzamemi. Quando dopo gli anni 20, improvvisamente e inspiegabilmente per gli operatori dell'epoca, il passo dei tonni si ridusse in modo sensibile, Francesco Quadarella in accordo con il fratello Sebastiano adottò l'accorgimento di ampliare il tratto di mare a sua disposizione prendendo in affitto l'esercizio della vicina tonnara di Fontane Bianche e quello di Avola ceduto in gabella dall'avvocato Loreto.

L'esito dell'operazione fu negativo: il pescato, per quanto praticato con notevole riduzione di spese non riuscì che minimamente a diminuire i pesanti esiti. Gli sfortunati gestori persero tutti i frutti del loro appassionato lavoro.

 

LE FABBRICHE DELLA MASSERIA TONNARA

L'edificio settecentesco strutturato in un corpo unico, anomalo rispetto a quello delle grandi tonnare, fu adattato per servire funzionalmente una piccola azienda di pesca, alla quale non fu necessario affiancare uno stabilimento.

Quando la pesca era particolarmente ricca, si sollevava la camera della morte non completamente in modo da creare una specie di vivaio, da cui catturare con calma i tonni nella quantità richiesta.

Sulla fronte rivolta alla strada erano le casette dei marinai, (attualmente semitrasformate da un recupero abitativo interrotto), sul lato prospiciente il mare era una grande loggia, preceduta da una statua di San Francesco da Paola, con il "bilico" per la pesa del pesce, i magazzini per il deposito degli ordigni e sotto l'impennata un piccolo ricovero invernale per le barche. Tutte le altre imbarcazioni, comprese le muciare attendevano il ritorno dell'estate, tirate a secco sulla sottostante riva erbosa. Al piano superiore era l'abitazione dei proprietari, fornita di due cucine e di grandi camere. All'interno un piccolo tesoro nascosto: un piccolo giardino-orto dove viti e fichi fornivano dolci frutti.

La destinazione agricola-peschereccia della piccola tonnara, messa in opera da una ciurma di 20 uomini, consentiva contemporaneamente lo svolgimento del lavoro nei campi, che consistente in età ottocentesca trova conferma negli atti di gabella dove il proprietario si riservava di escludere dal contratto la stalla, la pagliera e la casa rurale.

Oggi tali locali sono diruti e in cattivo stato di conservazione, con tracce di muri perimetrali, non facilmente riconoscibili nelle forme originarie.

Intorno al 1960 la tonnarella divenne il punto di appoggio di pescatori part-time, protagonisti di una pesca solitaria e modesta, ben diversa dalla grandiosa e rituale cattura dei tonni.

 

ASPETTI VEGETAZIONALI

La forma prevalente del suolo è quella del tavolato, che termina all'intorno con una scarpata più o meno alta; ad esso fanno corona piattaforme più basse ad altezza variabile sul livello marino; in sostanza sono delle terrazze marine che si rompono direttamente sul mare, con una riva rocciosa, articolata in piccole insenature. La prevalenza di calcari interviene marcatamente negli aspetti immediatamente sensibili del paesaggio, poiché la roccia affiora con grande frequenza sul terreno pianeggiante. Gran parte della superficie è coltivata ad arboree specializzate, quali il mandorlo, l'ulivo e gli agrumi, qualche seminativo asciutto, le colture irrigue e quelle protette oggi in espansione.

La penisola della Maddalena costituisce uno dei più caratteristici ambienti naturali, oltre che agricoli, della costa siracusana. Il clima tipico del siracusano è caratterizzato da venti invernali e primaverili, con sporadiche mareggiate, piogge prevalentemente autunno-invernali, siccità da maggio ad agosto, temperature elevate nel periodo estivo e miti negli altri mesi, umidità elevata.

 

Aspetti naturali del paesaggio - La vegetazione

Da uno studio del '74 a firma di Barbagallo, Fagotto e Antonino Rizza, poi aggiornato da Attardo nel '93, la vegetazione della penisola Maddalena presenta un peculiare aggruppamento alofilo, tipico degli ambienti costieri rupestri, risultato della selezione degli ultimi due secoli, dell'ambiente vegetale della lecceta siciliana oggi degradata a macchia mediterranea e gariga, le cui specie rappresentative risultano adattate ai suoli poco fertili e di spessore quasi nullo ed ai potenti venti marini.

Il critmo-limonietum riscontrato sia sulle coste basse che nelle falesie, (Massoliveri, Capo Murro di Porco, contrada La Rocca) rappresenta un tipo di vegetazione durevole, legato alla alofilia del suolo.

Limonietum syracusani (Bartolo, Brullo e Marcenò)

Sul versante ionico del territorio il limonietum hyblei è vicariato da un'altra associazione del crithmo-limonion, proposta come limonietum syracusani, il cui areale gravita su tutta la costa siracusana, compresa fra Morghella (Pachino) e Brucoli (Augusta), caratterizzando l'associazione limonium syracusanum, interessante endemismo affine a limonium bocconei, mentre fra le caratteristiche di ordine superiore sono presenti:

- linomium oleifolium;

- crithmum maritimum;

- plantago mecrorhiza;

- anthemis securdiranea;

- frankenia laevis;

- latus cytisoides;

- silene sedaides.

Il limonietum syracusani, che si rinviene in prevalenza su calcareniti e calcari, occupa una stretta fascia vicina alla riva, mentre verso l'interno è a contatto con il chameropo-sarcopoterium spinosi, vegetazione a piccoli pulvini.

Rosmarino-thymetum capitati (Furnari)

Nelle stazioni costiere più interne caratterizzate da substrati marnosi, marnoso-argillosi si ritrovano garighe a rosmarinus officinalis, erica multiflora, thymo capitatus, cistus, globularia alypum ecc.

E' un tipo di vegetazione arbustiva che, mentre nelle zone interne della Sicilia costituisce in genere un aspetto di sostituzione a seguito del degradare del quercetum ilicis, nelle stazioni costiere assume un ruolo primario. Lo stato più evoluto del rosmarino-thimetum capitati è infatti una pineta a pinus halepensis, in cui le specie arbustive costituiscono un fitto sottobosco.

Myrto-lentiscetum (Moliner o Bolos)

E' indifferente al tipo di substrato sul versante ionico. Rappresenta una macchia termofila climatica, legata all'ambiente costiero.

E' caratterizzata da pistacia lentiscus e myrtus communis. Si ritrovano anche specie del paesaggio dell'olivo e del carrubbo, alleanza del pistacio-rhammetalia alaterni le cui specie caratteristiche sono:

- chamerops humilis;

- ephedra fragilis;

- prasium majus;

- teucrim fruticans.

Benché oggi si rinvengono piccole aree ricoperte da questa associazione, nel passato la sua estensione doveva essere notevole come è attestato dalla presenza di numerosi cespugli di mirto e di lentisco in prossimità di muri e/o stazioni semirupestri. Solo in pochissime stazioni, che coincidono con quelle meno disturbate, è possibile osservare dei grossi e vecchi esemplari arborei di lentisco, mirto fillirea e olivastro esempio di quel che costituiva in passato, la struttura di questa vegetazione.

Chameropo-sarcopoterium spinosi (Barbagallo, Brullo e Fagotto)

Al limonietum siracusani, associazione prettamente alofila, segue verso l'interno una particolare vegetazione arbustiva di tipo termo-xerofilo.

E' un aspetto molto particolare, in Sicilia esclusivo della provincia di Siracusa dove si rinviene sia lungo il litorale che in stazioni dell'interno. Esso è caratterizzato fisionomicamente da thymus capitatus e sarcopoterium spinosum che assumono un habitus pulvinare (dal latino pulvinus-cuscino).

La specie più interessante dell'associazione è il sarcopoterium spinosum, specie ad ampia distribuzione mediterraneo-orientale, mentre è rara e sempre molto localizzata nel mediterraneo centrale.

Appartiene all'alleanza fitosociologia dell'oleo-ceratonion per la presenza di alcuni elementi termofili e all'ordine pistacio-rhamnetalia alaterni, le cui specie più rappresentative sono:

- teucrium fruticans;

- chaemerops humilis;

- asparagus.

Chaemeropo-sarcopoterietum spinosi comprende le specie sarcopoterium spinosum e thimus capitatus.

Differenziali, rispetto a quelle egee e palestinesi, per la presenza di alcuni elementi mediterraneo-occidentali quali chaemerops humilis, teucrium fruticans.

Nel 1974/76 veniva segnata nello studio condotto da Barbagallo, Fagotto e Antonino Rizza località Capo Murro di Porco, in corrispondenza di una leggera depressione del suolo, un minuscolo stagno, oggi scomparso, in cui si rinveniva una tipica vegetazione alo-igrofita estesa per circa 2-3 ettari, insolita per la zona.

Specie caratteristiche segnalate sono:

- bolboschoemus maritimum;

- limonium serotinum.

In posizione eccentrica, si rinvengono grossi arbusti di tamarix africana.

 

La flora

Fra le specie tipiche delle zone costiere della Sicilia orientale si rinvengono:

- limonium serotium;

- allium maritimun;

- plantago macrorrhiza;

- bolboschoemus maritinus;

- damasonium stellatum;

- tamarix africana;

- lentarius erythrae;

- juncus subnulatus;

- iris sysirinchium.

 

DINAMICA DELLA VEGETAZIONE SERIE DELLA COSTA ROCCIOSA ORIENTALE

Lungo il versante orientale del territorio che corrisponde al tratto ionico compreso fra Capo Passero e Marina di Noto, si realizzano condizioni di minore xericità ambientale rispetto alla corrispondente costa rocciosa meridionale.

Ciò è probabilmente dovuto alla minore influenza dei venti meridionali e occidentali provenienti dal nord-Africa, i quali influiscono in modo determinante, conferendo una spiccata aridità ambientale alla costa meridionale.

Questa diversità del clima si manifesta in modo palese sulla vegetazione, che qui risulta uniformemente distribuita su tutto il litorale roccioso, indipendentemente dalla natura del substrato.

Sulla costa ionica si rinviene il limonietum syracusani seguito dal chamerops humilis, che è pure presente in stazioni abbastanza interne del territorio siracusano, essendo un'associazione non strettamente costiera.

In particolare il chameropo-sarcopoterium spinosi lungo il litorale, limitatamente alla stretta fascia interposta fra il limonium siracusani e la macchia costiera, assume un ruolo primario (edafoclimax), mentre nelle stazioni interne assume in prevalenza un ruolo secondario, relativo ai processi di degradazione della lecceta.

La vera formazione climacica di questa parte del territorio è il myrto-lentiscetum, che si rinviene qui su qualsiasi tipo di substrato (sin. edafo da edaphs = suolo e climax, dal greco = klimaks scala).

E' importante sottolineare, in conclusione, che l'ambiente vegetazionale prima descritto rappresenta un unico ambiente di rilevante interesse per la biodiversità, segnalata come biotopo di importante interesse naturalistico, oltre a rappresentare un paesaggio peculiare della costa del siracusano, in atto legata alle attuali condizioni di uso dell'area, che, se modificate, ne comprometterebbero, irrimediabilmente, l'esistenza.

A conclusione della suddetta lettura il dott. Mamo, l'arch. Cancemi e la dott.ssa Trigilia si allontanano dalla sala della riunione e la commissione passa alla votazione del vincolo e alla delimitazione dell'area da tutelare che sarà la seguente:

 

PERIMETRAZIONE

Il limite del vincolo in questione si diparte da Punta della Mola e segue la linea di costa dell'intera penisola della Maddalena fino alla tonnara di Terrauzza, comprendendola; qui, seguendo una linea ideale perpendicolare alla suddetta linea di costa, raggiunge la vicina strada provinciale Plemmirio-Fanusa, segue quest'ultima sulla destra fino all'incrocio e svolta sulla sinistra percorrendo la S.P. n. 58, comprendendola, fino a ricongiungersi con il precedente confine del vincolo del porto grande, di cui al decreto 30 settembre 1988, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 52 del 3 dicembre 1988; piega, cioè, verso nord-est, prosegue lungo la linea ideale che congiunge quest'ultimo punto col punto in cui è ubicata l'edicola della Madonnina su via Isola e da qui imbocca la strada che conduce alla Punta della Mola sino a raggiungerla nel punto di inizio del litorale.

Tutto ciò esaurito e condiviso, la commissione all'unanimità.

 

Delibera

 

 

di proporre l'inclusione nell'elenco delle bellezze naturali della provincia di Siracusa, ai sensi dell'art. 1, nn. 3 e 4 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, come bellezza d'insieme e panoramica, la penisola della Maddalena, così come descritta nella perimetrazione sopra riportata.

Esaurito l'argomento all'ordine del giorno, il presidente dott. Giuseppe Voza, alle ore 13,00 dichiara chiusa la seduta.

Letto, approvato e sottoscritto.

Voza - presidente

Russo - componente

Capodicasa - componente

Turibio - membro aggregato

Maltese - membro aggregato

La Ferla - segretario

 

Allegato - [non disponibile, vedasi G.U.R.S. 30 maggio 1998, n. 28].