Museo di Adrano - Archeologia e storia sotto il vulcanoMuseo di Adrano - Archeologia e storia sotto il vulcano

La Storia

La tradizione ne attribuisce la fondazione a Ruggero I, il condottiero normanno che intorno al 1070 sottrasse Adrano al dominio degli Arabi e morendo lasciò tutto in eredità alla nipote Adelasia. 

 

Castello normanno
 

Sulla base di questa ipotesi il torrione farebbe parte di quegli articolati sistemi di difesa che i Normanni impiantarono nella Sicilia orientale allo scopo di controllarne militarmente il territorio e garantirsene il dominio. 

Il castello di Adrano, insieme a quelli delle vicine Paternò e Motta Sant’Anastasia, sarebbe stato dunque costruito per controllare la via d’accesso all’entroterra lungo la valle del fiume Simeto e garantire ai conquistatori il controllo della città di Catania e del territorio retrostante.
 

 
 

Diversi elementi si possono portare a favore della costruzione delle tre fortezze nell’XI secolo. Innanzitutto la forma degli edifici, costituita da una torre isolata, senza altre costruzioni fortificate intorno: un impianto simile a quello che i Normanni utilizzarono per la costruzione dei castelli (donjons) nelle loro terre d’origine (Francia e Inghilterra) tra XI e XII secolo. Poi i forti elementi di confronto nei particolari costruttivi delle tre rocche, caratterizzate dal contrasto tra la robustezza e la severità delle murature esterne e la confortevole sistemazione degli ambienti residenziali interni, dotati di camini, nicchie, ripostigli e sistemi per la conduzione dell’acqua. Infine l'affermazione di Edrisi che nel 1150 parla della cittadina come di “un grazioso casale… dotato di una bella rocca”.

Una seconda ipotesi, attualmente meno seguita dagli studiosi, colloca la fondazione del castello trecento anni più tardi, nel XIV secolo, sulla base delle decorazioni della cappella gentilizia e di talune caratteristiche dei saloni residenziali che sarebbero proprie, secondo questa teoria, del periodo aragonese. Tali particolari però possono essere spiegati come rifacimenti successivi di una struttura già esistente da diversi secoli.

 

Cappella gentilizia
 

Nei secoli successivi alla sua fondazione il castello fu residenza di importanti famiglie siciliane, i Pellegrino, gli Sclafani, i Moncada, che dall’alto della sua mole dominarono Adrano e il suo territorio per lungo tempo.

La fortezza terminò di essere sede nobiliare nel XVII secolo. In quel tempo i soffitti dei piani più alti erano già crollati (forse per il fortissimo terremoto del 1693) ed era cominciato il declino dell’edificio, da quel momento sfruttato come carcere e solo nel primo piano, l’unico utilizzabile. Così lo vide Ignazio Paternò Castello alla fine del Settecento quando, descrivendo Adrano, parla della “bella torre del tempo dei Normanni, che fu l’abitazione dei suoi conti, ed oggi serve per carcere dei malfattori”.

Così rimane fino al 1958, nel momento in cui cessa di essere utilizzato come luogo di pena e, grazie ad una accurata opera di restauro degli antichi e severi saloni, rinasce come museo.

 

Castello Normanno prima fase (ricostruzione virtuale)

Castello Normanno seconda fase (ricostruzione virtuale)
 

Le principali fasi edilizie del Castello Normanno sono due. Alla prima appartiene la torre a pianta rettangolare, larga 20 metri e profonda più di 16. Fu costruita impiegando la locale pietra lavica, il materiale da costruzione più diffuso nella zona. I muri perimetrali furono realizzati con uno spessore tale da permettere di ricavare al loro interno le scale di accesso ai piani superiori dell’edificio, alto oltre 33 metri. L’originario accesso alla fortezza avveniva dal portale posto in prossimità dell’angolo Nord-Ovest, che oggi costituisce uno degli ingressi ai saloni del piano terra del Museo.

 

Una delle scale interne ricavate
nel muro perimetrale

Il portale di ingresso originario
della fortezza
 

Ciascuno dei cinque piani interni era diviso in due grandi ambienti di forma rettangolare da un lungo muro longitudinale. Una ripartizione diversa aveva forse solo il terzo livello, dove uno dei saloni fu ulteriormente diviso in due per permettere la collocazione della cappella gentilizia.

Non abbiamo notizie certe sull’uso degli ambienti ma, secondo alcuni, i locali del piano terra erano riservati ai soldati e al deposito delle attrezzature militari più ingombranti, mentre quelli del primo piano erano forse destinati alla sala di rappresentanza e delle armi. I tre piani superiori rivestivano funzioni più strettamente residenziali, come abitazione dei proprietari e della loro servitù. Lo testimonierebbero i numerosi ripostigli e le nicchie ricavati negli spessori murari e i grandi camini che servivano a riscaldare le sale.

 

Il torrione dell'angolo Nord - Ovest
 

Alla seconda fase appartiene la cinta bastionata, eretta nel XVI secolo tutto intorno all’edificio, nascondendo completamente il piano terra. Lo scopo fu quello di meglio adeguare la difesa della fortezza all’introduzione dell’artiglieria.

La funzione difensiva della nuova struttura era accresciuta dall’inserimento di quattro piccoli torrioni, adatti a proteggere le murature angolari, sicuramente le parti dell'edificio destinate a subire i danni più seri sotto eventuali colpi di cannone. A questa funzione non è escluso che potesse aggiungersene anche una offensiva, se si immagina il collocamento di artiglierie sopra il terrazzo della cinta. 

A parte pochi ambienti concentrati soprattutto sul lato orientale, il bastione era costituito in gran parte da un terrapieno, dove furono ricavati diversi pozzi adibiti a prigioni dove i carcerati fino al XVI secolo venivano sepolti vivi, ricevendo cibo e acqua soltanto tramite botole poste sul terrazzo. L’aggiunta della cinta modificò l’originario accesso principale al castello che da quel momento in poi avvenne probabilmente dal lato opposto, tramite la porticina sul lato orientale del bastione.

La successiva trasformazione a carcere dell’intero primo piano comportò il rimaneggiamento dei saloni del primo piano, che furono suddivisi in celle e locali di servizio al carcere, e cambiò ancora una volta l’accesso all’edificio, realizzato mediante l’apertura di un grande portale monumentale ricavato nel lato settentrionale del bastione, ancor oggi l'ingresso principale dell'edificio.
 

made by Mediaetna  credits
Unione Europea Fondo Sociale Europeo POR Sicilia Regione Sicilia REGIONE SICILIA ASSESSORATO BENI CULTURALI AMBIENTALI E PUBBLICA ISTRUZIONE Valid XHTML 1.0 Transitional CSS Validato!