Museo di Adrano - Archeologia e storia sotto il vulcanoMuseo di Adrano - Archeologia e storia sotto il vulcano

Il centro indigeno del Mendolito


 

 

La città

In contrada Mendolito, alle pendici sud-occidentali dell’Etna e ad 8 km dall’odierna città di Adrano, in età storica nasce uno dei più importanti centri siculi della Sicilia.
L’insediamento si sviluppa su un terrazzo basaltico presso la riva orientale del Simeto, su una superficie di circa ottanta ettari. Le eccellenti possibilità di approvvigionamento idrico e la fertilità dei suoli vulcanici giustificano la scelta e l’occupazione del sito nell’antichità.
La sua grande estensione sembrerebbe deporre a favore di una occupazione territoriale di tipo paganico (dal termine latino pagus: “villaggio”), cioè per gruppi sparsi di case tra i quali sono da immaginare ampi spazi di terreno utilizzati dalla comunità indigena per scopi legati alla sussistenza, destinati al pascolo e alla coltivazione. L’insediamento indigeno è stato da alcuni identificato con la città di Piakos, in base al rinvenimento di alcune rare monete; l’ipotesi tuttavia, benchè suggestiva, necessita di conferme ed approfondimenti.

La cinta muraria

Intorno agli anni sessanta del secolo scorso la Soprintendenza di Siracusa esplorò un tratto meridionale della fortificazione. L’imponente muro di difesa risultò costruito con pietre laviche di grosse dimensioni non lavorate e presentava due paramenti con riempimento interno a sacco costituito da pietrame più minuto.

 


Ricostruzione ipotetica della porta urbica meridionale

La fortificazione doveva circondare la città sui lati Nord, Sud ed Est, lasciando sguarnito il lato occidentale, difeso naturalmente da alte pareti rocciose. Durante gli scavi si rinvenne la porta urbica meridionale fiancheggiata da due torri con pianta a ferro di cavallo databile alla seconda metà del VI sec. a. C. Il ritrovamento nel vano della porta, compreso tra le due torri, di uno strato di tegole di copertura cadute fa ipotizzare la presenza di una sorta di tettoia al di sopra dell’apertura tra i due bastioni.


Porta meridionale (scavi 1962-63)


Nello stipite orientale della porta era inserito il famoso blocco in arenaria, oggi conservato presso il Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, recante un’importante iscrizione in lingua anellenica (non greca). Si tratta di una scriptio continua graffita da destra a sinistra sulla faccia esterna del blocco. La lettura ed il significato dell’iscrizione sono stati ripetutamente tentati e diversamente interpretati, ma con risultati ad oggi scarsamente convincenti.
 
Pur non essendo sicura l’interpretazione dell’iscrizione è chiaro che essa, rivolta a coloro che giungevano alla città del Mendolito entrando dalla porta urbica meridionale, dovesse avere carattere autocelebrativo per la comunità indigena. L’epigrafe, è inoltre l’unica iscrizione in lingua sicula di carattere pubblico finora nota (se ne conoscono altre, sia nello stesso territorio di Adrano sia in centri della Sicilia orientale e centrale ma sempre solo di carattere privato e funerario).


Iscrizione pubblica in lingua anellenica

Le case e gli edifici pubblici

Resti di abitazioni, databili tra il VI ed il V sec. a. C., furono scoperti dalla Soprintendenza di Siracusa nell’ambito delle campagne di scavo del 1962-1963. Altri dati si possono desumere dagli scavi condotti dalla Soprintendenza di Catania nel 1988-1989, durante i quali si sono messe in luce nuove porzioni di abitato. In un caso è stato individuato un grande edificio allungato a pianta rettangolare, disposto in senso Nord-Sud e diviso in quattro ambienti di diversa estensione, separati da tre muri divisori interni.
I muri erano realizzati completamente a secco con impiego di pietre laviche di diverse dimensioni. L’edificio doveva essere coperto da un tetto rivestito da tegole di terracotta. L’adozione della pianta rettilinea e l’utilizzo di un tipo di copertura stabile dimostrano l’acquisizione in età arcaica, da parte di questo e di altri centri indigeni della Sicilia, di tecniche edilizie di tipo greco, più idonee a garantire l’isolamento delle abitazioni dagli agenti atmosferici esterni. Prima dell’arrivo dei Greci, infatti, le popolazioni indigene erano solite abitare in capanne a pianta ovale o circolare, provviste di coperture fatte in materiale deperibile (paglia e fango).
 


Pianta di un’abitazione di età arcaica (scavi 1988)


Quasi nulla purtroppo si conosce degli edifici di culto e di carattere pubblico, nonostante al Museo siano esposti alcuni importanti elementi architettonici in pietra lavica. Si tratta di tre capitelli, di cui uno ispirato allo stile dorico e due a quello ionico, e di alcune porzioni di colonne a sezione ottagonale. Inoltre da ritrovamenti di superficie sono noti vari tipi di antefisse. Le più numerose sono quelle a testa femminile, ma non mancano esemplari a protome leonina e gorgonica.
Sulla localizzazione di questi edifici all’interno dell’insediamento poco si può affermare, anche se Paola Pelagatti riferisce di avere rinvenuto nello scavo del 1962 alcuni dei resti architettonici sopra menzionati nell’“interno della porta”. Tale indicazione permetterebbe di ipotizzare la presenza di qualche edificio di culto o di carattere pubblico nel settore meridionale della città antica all’interno della cinta muraria, in prossimità della porta urbica.
 


Antefissa a protome gorgonica (525-500 a.C.)

Capitelli in pietra lavica ispirati allo stile ionico (VI secolo a.C.)

Antefissa a testa femminile
(525-500 a.C.)


Le necropoli e i corredi funebri

A sud della città del Mendolito, in località Sciare Manganelli, si conservano i resti di alcune tombe con una struttura a pianta circolare o ovale interpretate come "tholoi" da Paolo Orsi che, dopo averle viste e disegnate, ne propose un elevato in pietre laviche non lavorate disposte in filari concentrici, gradualmente sporgenti l’uno sull’altro, in modo da formare un’elementare pseudocupola.


Schizzo planimetrico con le tombe di  Sciare Manganelli
(dai taccuini di Paolo Orsi)

Paola Pelagatti condusse nella medesima area una campagna di scavo negli anni 1962-1963. Durante tali ricerche furono individuate 15 tombe simili a quelle viste da Orsi, costituite da un unico ambiente di forma circolare o ovale al quale si accedeva attraverso un breve dromos (corridoio). Le tombe erano costruite direttamente sul banco lavico e risultavano destinate ad accogliere più individui appartenenti quasi certamente alla stessa famiglia. 


Schizzi dai taccuini di Paolo Orsi.
Dall’alto verso il basso: pianta, prospetto e sezione di una tomba di Sciare Manganelli

Per tale motivo gli oggetti rinvenuti al loro interno appartenevano a diversi corredi, composti da ceramiche di produzione locale dello stile di Licodia Eubea, associate con esemplari di importazione greca, numerosi oggetti di bronzo ed alcuni scarabei pseudo-egizi in faïence. I materiali permettono di affermare che la necropoli era in uso tra la seconda metà del VII ed il V sec. a. C.
Importante è il rinvenimento dei materiali egittizzanti perché testimonia una certa vivacità del centro coinvolto in scambi commerciali con il mondo orientale.
 
Resta aperto il problema delle origini di queste tombe, la cui forma a tholos, spesso collegata a modelli funerari egeo-micenei, è stata recentemente messa in dubbio per la mancanza di dati certi sull'elevato, conservatosi solo nei filari più bassi.


Scarabei e placchetta con cartiglio in faïence
dalla necropoli di Sciare Manganelli (seconda metà del VII-VI secolo a.C.)

Le cosiddette tombe a tholos non sono gli unici tipi di sepolture presenti al Mendolito. In proprietà Stissi è stata rinvenuta una deposizione alla “cappuccina” di tipo greco della prima metà del V sec. a. C.
Al VII sec. a. C. sono invece da assegnare alcune sepolture di bambini molto piccoli rinvenuti all’interno di contenitori di terracotta, deposti al di sotto dei pavimenti delle abitazioni. L’usanza di seppellire neonati nell’abitato e non nella necropoli potrebbe indicare che in questo centro indigeno l'infante fosse ritenuto privo di individualità sociale e giuridica. Per tale motivo la sua morte riguardava solo la famiglia e non l’intera comunità. 

  
 

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