PREMESSA

           

L'alto grado di dissesto che caratterizza il territorio siciliano è legato all’assetto geologico strutturale ed alla natura litologica dei terreni affioranti (Flysch e “Argille Varicolori” Mesozoico-Terziario; argille, argille marnose e marne del Miocene; successioni argillo-marnose del Plio-pleistocene); in questo contesto, le frane raggiungono una notevole distribuzione areale ed esercitano un ruolo primario nell’evoluzione dei versanti. In questa direzione, l'U.O. 2.55, costituita  nel gennaio del 1997 e composta da ricercatori delle Università di Palermo e Catania, e da Geologi del Servizio Geologico e Geofisico del Corpo delle Miniere della Regione Sicilia, sta conducendo il censimento e la cartografazione delle frane che costituiscono condizioni di pericolosità/rischio per numerosi centri abitati dell'isola. Lo studio riguarda anche le  aree contermini in cui ricadono infrastrutture viarie di particolare interesse per i collegamenti interni e per le principali vie di comunicazione.

            Ad oggi è stato completato lo studio riguardante i centri abitati esposti a rischio di frana ricadenti nella Provincia di Trapani. Questo volume è composto da una prima parte generale in cui vengono descritte le caratteristiche geologico-strutturali, geomorfologiche, climatiche e sismiche ed una seconda  parte in cui sono riportate le monografie di ciascun  centro abitato costituite da:

- estratto della scheda di rilevamento: contiene i dati  per l'individuazione geografica dell'abitato e quelli  relativi agli aspetti urbanistici e demografici;

- sintesi delle conoscenze: è suddivisa in quattro parti, illustra quanto sinteticamente riportato nell'estratto della scheda di rilevamento riguardo i fenomeni di instabilità in atto. La prima  parte riguarda la tipologia del fenomeno  ed indica il tipo di dissesto e gli eventuali danni sulle strutture dell'abitato. Nelle caratteristiche geologiche, vengono definite le condizioni stratigrafiche strutturali del centro abitato e del suo immediato intorno. La parte relativa alle caratteristiche geomorfologiche riguarda i principali processi morfologici che interessano l’area studiata. Infine nella descrizioni del fenomeno franoso viene riassunto lo stato evolutivo  del dissesto facendo riferimento alle cause che lo hanno generato e agli effetti prodotti. Viene, inoltre, fatto cenno alle eventuali opere di sistemazione realizzate dagli Enti preposti.

- carte geomorfologiche: sono  a scala 1:10.000 e/o 1:5.000.

            A completamento dello studio vengono riportati anche quei centri urbani in cui sono presenti dei fenomeni di instabilità a basso rischio che, nel tempo, potrebbero evolvere e causare danni alle infrastrutture.

 

 

SCELTE METODOLOGICHE 

 

            Lo studio, dopo la raccolta dei dati bibliografici effettuata presso Enti e varie Istituzioni, è stato indirizzato al rilevamento  geologico e geomorfologico di campagna supportato da osservazioni stereoscopiche  mediante l'utilizzo di aereofotogrammi  a scala 1:18.000 e/o 1:14.000. I dati ottenuti sono stati immessi nella scheda di censimento elaborata dal Servizio Geologico Nazionale e dal C.N.R. [48] ed informatizzati utilizzando il G.I.S. Arc/Info. Inoltre al fine di avere dati-attributo coerenti e standardizzati, è stata effettuata la codifica delle litologie presenti nel territorio trapanese.

            Sono stati creati, altresì, patterns e simboli sia geologici che geomorfologici per rendere automatizzata l'informatizzazione degli stessi e uniformarsi a quanto già realizzato da altre Regioni Italiane.

            La descrizione dei processi morfologici fatta nelle schede fa riferimento a luoghi, corsi d’acqua o a rilievi montuosi  che non sempre sono riportati nella carta geomorfologica allegata in quanto ricadono al di fuori del formato cartografico. Per qualsiasi riscontro si fa riferimento alle tavolette I.G.M.I.

            Va detto, infine, che l’obiettivo di questo lavoro è quello di fornire un quadro dell’attuale stato dell’instabilità  dei centri abitati; va da sé che per una corretta e puntuale definizione del rischio occorre effettuare studi mirati anche di carattere geognostico al fine di definire i parametri geotecnici e le  condizioni morfoevolutive del versante instabile.

 

 

 

ASPETTI  LITO-STRUTTURALI  DELLA PROVINCIA DI TRAPANI

 

 

Introduzione


       In questo paragrafo viene fatta una descrizione generale riguardante le caratteristiche lito-strutturali del territorio, mentre una descrizione puntuale riguardante i centri urbani interessati da frana verrà fatta nelle monografie. Per l’aspetto geologico ci si è avvalsi di rilevamenti editi ed inediti opportunamente verificati sul posto.

        Schematicamente la zona settentrionale,  compresa tra Trapani ed Alcamo, è costituita  da terreni prevalentemente calcarei, calcareo-dolomitici e calcari marnosi  di età compresa tra il Trias superiore e l’Olocene. La fascia centro-settentrionale, a sua volta, appare ricoperta da un complesso a comportamento incompetente costituito da argille,marne ed arenarie, con inclusi elementi litoidi di varia natura e con età compresa fra il Cretaceo ed il Miocene. Nel settore centro-occidentale e centro-meridionale si riscontrano i terreni post-tortoniani con facies di regressione e con depositi evaporitici affioranti nei territori di Calatafimi, Salemi,  Gibellina e S.Ninfa.

        L’assetto strutturale mostra la sovrapposizione tettonica verso sud e sud-ovest delle Unità Carbonatiche Panormidi su quelle Trapanesi.

        Di seguito vengono descritte le successioni litostratigrafiche della porzione settentrionale del territorio studiato appartenenti ai  Domini Panormide e Trapanese.

 

Depositi del Dominio Panormide.

Le successioni  riconducibili a tale dominio sono state riscontrate negli affioramenti di Monte Le Curcie, Monte Sparagio - Monte Cofano, Monte Speziale - Monte Palatimone, Monte Acci - Pizzo Sella, Monte Monaco, Balzo Rosso dove la sequenza litostratigrafia è rappresentata dai seguenti termini:  doloareniti e doloruditi  bianche giallastre spesso vacuolari e farinose con rare intercalazioni di calciruditi e calcareniti con resti di alghe e foraminiferi; lo spessore è di circa 200 m e l'età è riferibile al Trias superiore.  Dolomie stromatolitiche e loferitiche ad intraclasti e bioclasti, calcareniti ad alghe con uno spessore variabile dai 300 ai 500 m  di età compresa tra il Trias superiore ed il Lias. Quindi seguono calcari nodulari ad Ammoniti, calcareniti a Crinoidi passanti lateralmente e verticalmente a calcilutiti rossastre silicizzate ed argilliti silicee;  lo spessore è compreso tra 5 e 40 m e l'età è riferibile al Dogger - Malm. Superiormente si riscontra la presenza di calciruditi e brecce ad Ellipsactinie e calcilutiti a  Calpionelle con spessore variabile dai 200 ai 300 m  di età Cretaceo inferiore  - Titonico. Seguono le marne biancastre, calcilutiti marnose a liste e noduli di selce con ricca fauna a Bellemniti, Ammoniti ed Aptici del Cretaceo medio e di spessore sino a 40 m. In successione si trovano le calcilutiti e calcareniti  a peloidi ed intraclasti, biolititi algali, calcareniti oolitiche con intercalati livelli di lave basaltiche a pillow; lo spessore è compreso tra  150 e 300 m e l'età è Cretaceo medio-superiore. A detti terreni segue la "Scaglia auct." rappresentata  da calcilutiti marnose e marne a foraminiferi planctonici con spessore variabile tra 100 e 200 m ed età compresa tra il  Cretaceo superiore e l’Eocene. Seguono le biocalcareniti e biocalciruditi a luoghi glauconitiche  a macroforaminiferi con spessore  tra i 5 ed i 30 m del  Miocene inferiore-medio.

La sequenza stratigrafica si conclude con un'alternanza di peliti predominanti e sabbie quarzose in strati decimetrici con microfauna a foraminiferi planctonici di spessore compreso tra  15 -200 m ed  età Langhiano - Tortoniano medio.

     

Depositi  del Dominio Trapanese

Le litologie appartenenti a questo dominio sono state rinvenute a Monte Inici, Monte Bonifato - Calatubo, Ramalloro. Esse sono costituite da terreni della Formazione Fanusi: dolomie stromatolitiche, loferitiche, calcareniti oolitiche, brecce loferitiche aventi uno spessore variabile dai 50 ai 400 m ed età riferibile al Trias superiore - Lias. Seguono  i calcari nodulari ad Ammoniti, calcareniti a Crinoidi e calcilutiti a Brachiopodi del  Lias superiore - Malm aventi uno spessore compreso tra i 10 ed i 40 m. Segue la "lattimusa" costituita da calcilutiti e calcisiltiti bianche con liste  e noduli di selce, Radiolari e Calpionelle con spessore compreso tra 10 e 140 m ed età Titonico - Cretaceo inferiore. La sequenza continua con marne,  marne argillose e  calcilutiti marnose il cui spessore è compreso tra 20 e 40 m, mentre l’età è riferibile al Cretaceo medio. La "Scaglia auct." è il termine successivo costituito da calcilutiti, calcilsiltiti marnose e marne a Radiolari e Foraminiferi; lo spessore  è compreso tra 20  e 180 m e l’età Cretaceo superiore - Eocene. Superiormente si riscontra la presenza di  biocalcareniti, biocalciruditi marnose a macroforaminiferi con spessore variabile da 10 a 70 m e l’età compresa tra l’Eocene superiore e l’Oligocene. Seguono i terreni della Formazione ”Marne di San Cipirello” rappresentata da argille e marne sabbiose a Foraminiferi planctonici; lo spessore è compreso tra 50 e 150 m e l’età  Serravalliano-Tortoniano medio.

Il complesso dei terreni sopradescritti si è messo in posto nel Miocene e proviene da domini paleogeografici posti nei settori più settentrionali.

 

Depositi Neogenici

Sia nella zona settentrionale che in quella centrale i depositi tardorogeni sono rappresentati dai terreni della Formazione Cozzo Terravecchia costituiti da peliti, sabbie e conglomerati; dai calcari e calcareniti organogene con a tetto ed intercalate argille grigie fossilifere della Formazione Calcareo Arenacea di Baucina del Messiniano inferiore; alle biolititi a coralli di età Messiniano; dai gessi macrocristallini, gessareniti ed argille gessose databili Messiniano; dai calcari a "congerie" del Messiniano superiore; dai calcari marnosi e marne a Globigerine "Trubi" del Pliocene inferiore ed infine dai depositi terrigeni pelitico - arenacei e calcarenitici  appartenenti alla Formazione Marnoso Arenacea della Valle del Belice del Pliocene medio - superiore.

Depositi di origine marina del Pleistocene inferiore rappresentati da biocalcareniti e biocalciruditi con granuli quarzosi, e intercalazioni  di argille siltose a Foraminiferi planctonici si rinvengono lungo la costa settentrionale e meridionale della provincia, passanti superiormente  a marne siltose e sabbie quarzose del Pleistocene medio.

Lungo la fascia costiera ed in prossimità del settore meridionale si possono osservare estesi depositi di sedimenti di mare basso e di piattaforma.

Alquanto estesa risulta inoltre la presenza di calcareniti di colore giallastro, a vario grado di cementazione con lenti sabbiose e argillose dell'Emiliano superiore – Siciliano "Calcareniti di Marsala".

Gli affioramenti calcarenitici terrazzati del Pleistocene medio appartenenti al "Grande Terrazzo Superiore" (G.T.S.) del Tirreniano, sono da collegare con le oscillazioni eustatiche e con i movimenti tettonici di sollevamento.

In quasi tutto il territorio si può constatare la presenza, con affioramenti più o meno estesi, di depositi di origine continentale costituiti da conglomerati fluviali, fanglomerati, sabbie quarzose eoliche, paleosuoli, alluvioni antiche terrazzate e non e recenti, depositi di spiaggia e detriti di falda.

 

Riguardo le isole ricadenti nella provincia di Trapani c'è da evidenziare la natura vulcanica di Pantelleria e sedimentaria delle isole dell'Arcipelago delle Egadi. In particolare nelle isole di Favignana e Levanzo si distinguono terreni appartenenti a facies Trapanesi, mentre nell'isola di Marettimo i litotipi ivi affioranti possono essere correlabili a facies del Bacino Imerese.

 

 

 

 

ASPETTI  FISICI DELLA PROVINCIA DI TRAPANI

 


 

CARATTERI MORFOLOGICI ED IDROGRAFICI

 

Il territorio trapanese ha un'estensione areale di 2460 kmq, con una netta prevalenza di morfologie collinari su quelle pianeggianti e montane.

La zona pianeggiante comprende la fascia litoranea che da Trapani arriva all’incirca a  Campobello di Mazara con pendenze inferiori a 4%. Procedendo dalla costa verso l'interno si individua una serie di terrazzi marini posti a diverse quote; si tratta di aree costituite da depositi calcarenitici, ben cementati che sono sede, fin dai tempi storici di cave. Queste sono a fossa e in sotterraneo, talvolta, per le metodologie di coltivazione utilizzate,  determinano condizioni di instabiltà.

La porzione di territorio montuosa, con acclività piuttosto accentuata, è posta nella parte settentrionale della provincia ed è rappresentata dai rilievi di M.te Erice (756m slm), Montagna Grande (757m slm) e dalle dorsali di M.te Sparagio (1110m slm) e M.te Inici (1065m slm). In queste aree i processi più diffusi sono quelli legati alla gravità (frane di crollo).

La gran parte del territorio è di tipo collinare, con pendenze comprese tra il 10 ed il 20%. E' un paesaggio che si sviluppa sia su terreni calcarei che evaporitici. I processi prevalenti sono rappresentati da movimenti di massa e da fenomeni di erosione diffusa e incanalata.

La rete idrografica è di tipo dendritica con bacini imbriferi di forma ampia e subcircolare nel settore settentrionale mentre in quello meridionale essa si presenta poco gerarchizzata con bacini di forma stretta e allungata.

Alcuni centri abitati costruiti in prossimità di rilievi montuosi,  in occasione di eventi meteorici eccezionali e per la mancanza di adeguate opere di intercettazione ed allontanamento delle acque, sono interessati da fenomeni di inondazione.

Inoltre, massicci interventi antropici realizzati in alcuni corsi d’acqua in prossimità del loro sbocco a mare, hanno fortemente alterato l'idrografia causando fenomeni di esondazione.

Viene di seguito descritta la rete idrografica che è stata divisa  in due settori: settentrionale, caratterizzato dai corsi d'acqua che sfociano nel Mar Tirreno e meridionale quello in cui i fiumi si riversano nel Mar Mediterraneo.

 

Settore settentrionale

            La rete idrografica si è impostata per lo più sui terreni argillosi  ed in minor misura sulle rocce della serie gessoso-solfifera.

I principali corsi d’acqua sono:  il Fiume San Bartolomeo, i T.ti Forgia, Lenzi, Verderame e Prizzi ed il Fiume Birgi.

            Il F. San Bartolomeo, lungo 38 km nasce dal M.te Baronia (630 m slm) e sfocia nel Mar Tirreno tra l'abitato di Alcamo Marina e Castellammare del Golfo. Il bacino idrografico ha un'estensione areale di 424.5 km2. Il primo tratto del fiume è denominato Vallone Zuccarello che, dopo circa 6 km di percorso, prende il nome di F. Freddo, su cui confluiscono in destra idrografica le acque del F. Sirignano e in sinistra quelle del T. Gunnarella. Nel tratto medio-basso riceve le acque del F. Caldo, il cui nome deriva dal fatto di essere alimentato dalle acque termali delle sorgenti della zona di Segesta, ed infine nella parte terminale assume il  nome di F. S.Bartolomeo. All'interno del bacino ricadono gli abitati di Calatafimi, ed Alcamo.

            Il T. Forgia, lungo 14 km ha origine dal M.te Bosco (624 m slm). Ha un bacino di 60 km2 , ed al suo interno ricade l'abitato  di Buseto Palizzolo.

            Il T. Lenzi trae origine presso M.te Luziano (473.9 m slm) ed è lungo  17 km;  poco prima della foce, in prossimità delle saline che si estendono a sud di Trapani, riceve in sinistra idrografica le acque del T. Fosso Baiata. Il bacino ha una superficie di 134 km2 ed al suo interno si trovano gli abitati di Trapani e Paceco.

            Il T. Verderame ha origine presso Baglio Borromia (135 m slm) e sfocia presso le "paludi" di Saline Grande con un bacino esteso 28 km2 .

Il T. Prizzi nasce in prossimità di Timpone Mazzamarelli (123 m slm) e sbocca presso le saline  di T. di Mezzo, ricoprendo un percorso di 10 km. La superficie del bacino è di 39 km2.

Il F. Birgi trae origine alle falde di Poggio Roccione (655 m slm) e dopo varie denominazioni lungo il percorso (T. Fastaia, F. Cuddia, F. Borrania, F. Marcanzotta, F. Chinisia) sbocca a mare poco a nord di Torre S.Teodoro. Il bacino ha una superficie di 352 km2 . Il fiume riceve in destra idrografica le acque del F. Badino.

 

Settore meridionale

            La porzione meridionale  del territorio  è incisa dalle Fiumare Marsala e Mazaro, dai Fiumi Delia e Modione e dal tratto finale del Fiume Belice. L’assetto morfologico di quest’area, è di tipo collinare che degrada dolcemente fino ad assumere un andamento pianeggiante in prossimità della linea di costa. I bacini idrografici si impostano su litologie argillose e calcaree nelle parti più a monte, mentre nella parte a valle insistono sui terreni prevalentemente calcarenitici.

            La F.ra Marsala, lunga 14 km, ha origine nel rilievo collinare di La Carcia (166 m slm) e sfocia poco a nord di Torre Tunna. Il bacino ha una superficie di 44.2 km2 .

            La F.ra Mazaro nasce dalle pendici di M.te Polizzo (713 m slm) e sbocca a mare dopo aver attraversato l'abitato di Mazara del Vallo. E' lungo 30.5 km ed il bacino ha un'estensione di 119.7 km2 . Vi confluiscono in destra idrografica le acque del T. Iudeo.

            Il F. Delia, la cui lunghezza è di 34 km, nasce dal M.te S.Giuseppe  (680 m slm) in prossimità dell'abitato di Vita con il nome di F. Grande; nel tratto mediano assume il nome di F. Delia ed infine in prossimità della foce (poco a Sud di Mazara del Vallo) prende il nome di F. Arena.  Gli affluenti principali sono Fossi Mendola e Perticato che vi confluiscono in destra idrografica e Fosso di Buturro in sinistra idrografica. Il suo bacino ha un’estensione di 301 km2  e al suo interno ricadono gli abitati di Vita e Salemi

            Il F. Modione ha origine a M.te Finestrelle (662 m slm) e sfocia in prossimità dell'antica Selinunte ricoprendo una lunghezza di 25.5 km. Il bacino ha una superficie di 100 km2  ed al suo interno si trova l'abitato di S.Ninfa  ed in parte quelli di Partanna e Castelvetrano.

            Il F. Belice ricade nel territorio trapanese solo nel tratto terminale. Esso ha un bacino esteso 960 km2  circa e costuitisce uno dei principali corsi d'acqua della Sicilia. Ha origine dalla confluenza del Belice Destro ed il Belice Sinistro. Il primo nasce dal versante meridionale dei monti di Palermo, con il nome di F.Grande, il secondo trae origine dalla Rocca Busambra, dove assume la denominazione di F. di Frattina.

 

 

LINEAMENTI CLIMATICI         

           

            Si ritiene opportuno dare alcuni cenni relativi alle condizioni climatiche della Provincia di Trapani in quanto il clima determina, almeno in parte, l’evoluzione morfologica del territorio. L’elaborazione dei dati termometrici relativi al periodo 1986 – 96 mostra valori delle temperature massime nel mese di agosto e minime nel mese di febbraio. L'escursione termica annua  è di 5.6 °C  nelle zone di quota intorno a 750 m come M.te Erice e  8.7 °C lungo la fascia costiera. Questi ultimi valori indicano l’influenza che l’azione moderatrice del mare esercita lungo la costa, mentre i valori di escursione termica più bassi (5.6°C) indicano una netta attenuazione dell’influenza del mare con conseguente clima più rigido. Tale differenza climatica viene altresì confermata dall’andamento delle precipitazioni. Queste, infatti, hanno valori medi che variano da  450 mm lungo la fascia litoranea che da Trapani arriva a Selinunte, a  circa 550 mm che si riscontrano nella fascia di territorio compresa tra la linea di costa  e l’entroterra; infine valori compresi tra 670 e 700 mm corrispondono alle zone collinari più interne. In definitiva si possono distinguere due “microclimi”: uno “temperato mediterraneo marino” relativo alla fascia costiera dove la morfologia presenta un’andamento sub-pianeggiante, l’altro “temperato mediterraneo collinare” relativo alle zone più interne in cui si attenua l’azione mitigatrice del mare.

            Per quanto riguarda le precipitazioni, vengono di seguito descritti i casi critici pluviometrici verificatisi nel trapanese negli ultimi quaranta anni che hanno provocato fenomeni di inondazione e innescato numerosi movimenti di massa che, in alcuni centri abitati, hanno determinato condizioni di rischio elevato.

 Alluvioni del settembre 1965. Il 2 settembre del 1965 si verificò un nubifragio che interessò la porzione settentrionale della provincia, provocando l'alluvionamento della città di Trapani, dell'abitato e della frazione Badia di Buseto Palizzolo.

Alluvioni del Novembre 1976. Nel pomeriggio del 5 novembre 1976 Trapani, come nel 1965, venne investita da una violentissima alluvione che, nel giro di poche ore a causa del notevole afflusso di acqua proveniente  dai versanti di M.te Erice, determinò l'allagamento della parte nuova della città, causando 16 vittime e danni alle strutture abitative e alla rete viaria. A seguito dell'evento meteorico eccezionale si registrarono numerosi dissesti nei territori comunali di Erice, Valderice, Buseto Palizzolo, Custonaci, S.Vito Lo Capo, Marsala, e Castellammare del Golfo.

Alluvione del 1983. In quell’anno si verificò a Buseto Palizzolo un evento alluvionale di minore intensità di quello verificatosi, sempre nello stesso territorio, nel 1965.

Alluvioni 1988 e 1993. Questi eventi hanno interessato l’abitato di Gibellina creando danni alle abitazione ed alla viabilità.

Alluvioni dell'agosto 1997. Il 12 agosto del 1997 un nubifragio si abbattè  nella zona di Castellammare del Golfo e Alcamo determinando notevoli danni alla viabilità interna ed esterna.

 

EVENTI SISMICI

 

            La provincia di Trapani così come tutta la Sicilia è stata nel passato colpita da vari eventi sismici di diversa intensità che hanno prodotto effetti disastrosi sul territorio urbano.

Il territorio del Belice non era ritenuto a rischio sismico da alcuna legge  o documento ufficiale, né a questa carenza poteva supplire la memoria storica. Solo successivamente agli eventi del gennaio 1968 una ricerca sulla storia sismica dell’area trapanese, ha portato a definirne la sismicità. Si ritiene utile, prima di riportare alcuni dati sul terremoto del 1968, fare un breve cenno alla storia sismica  della provincia, anche se alcune notizie su eventi molto antichi sono solo parziali.

            Nel 1740 fu avvertita una scossa sismica  a Salemi. Successivamente alle prime ore del pomeriggio del 19 maggio del 1861 furono avvertite delle scosse a Salemi, Calatafimi, Vita e Gibellina.

            Il 20 novembre 1954 si verificò un intenso periodo sismico. Furono registrati sismi di intensità pari al IV grado della Scala Mercalli ad Alcamo e Poggioreale, di III grado a Gibellina, di II grado a Calatafimi e S. Ninfa.

            Nel 1957 un terremoto di III grado ha colpito Salaparuta.

            Il principale evento sismico  di Magnitudo 6.5 si è verificato il 15 Gennaio 1968 e ha interessato la valle del Belice provocando circa 400 morti e notevolissimi danni in alcuni comuni. Negli abitati di Gibellina, Salaparuta e Poggioreale gli effetti del sisma furono del X grado della scala MCS; a Salemi, a Partanna ed a Vita del IX grado; a Campobello di Mazara dell'VIII grado; infine ad Alcamo e Castelvetrano del VII grado.

            I centri abitati completamente distrutti e trasferiti in altri siti furono Gibellina, Poggioreale e Salaparuta; quelli parzialmente distrutti e ricostruiti sulla stessa area o ampliati in zone limitrofe ai “vecchi centri” sono stati: Partanna, Salemi e Santa Ninfa; infine quelli danneggiati furono: Buseto Palizzolo, Custonaci, Favignana, Paceco, S.Vito Lo Capo e Valderice

            Nel giugno del 1981 delle scosse sismiche hanno investito i territori di  Mazara del Vallo, Petrosino  e Marsala.


 

 

CENTRI  ABITATI  INSTABILI  STUDIATI

 

 

Comune

Abitato

Rilevatori

 

Alcamo                                               Alcamo                              Bambina A. – Collalti M.

Buseto Palizzolo                   Buseto Palizzolo               Collalti M. – Pipitone G.

Calatafimi                             Calatafimi                         Bambina A. - Collalti M. – Pipitone G.

Castellammare del Golfo      Castellammare del Golfo Collalti M. – Monteleone S -  Pipitone G.

Castellammare del Golfo      Scopello                           Collalti M.- Di Maggio C.- Macaluso T.                 

Custonaci                              Scurati                               Collalti M.- Monteleone S.- Pipitone G.

Erice                                      Erice                                 Collalti M.

Favignana                              Favignana                         Collalti M.

Favignana                              Marettimo                         Collalti M.

Favignana                              Levanzo                            Collalti M.

Marsala                                  Marsala                            Collalti M. – Pipitone G.

Paceco                                   Paceco                               Collalti M.

Gibellina                               Gibellina                            Monteleone S.-Pipitone G. – Sabatino M.

Poggioreale                           Poggioreale                       Monteleone S.-Pipitone G. – Sabatino M.

Salaparuta                             Salaparuta                          Monteleone S.-Pipitone G. – Sabatino M.

Salemi                                   Salemi                               Bambina A. - Collalti M. – Pipitone G.

Santa Ninfa                           Santa Ninfa                       Collalti M. – Pipitone G.

S.Vito Lo Capo                     S.Vito Lo Capo                 Agnesi V. -  Collalti M.

S.Vito Lo Capo                     Macari                               Collalti M. – Monteleone S - Pipitone G.

Valderice                              Valderice                           Collalti M. – Monteleone S - Pipitone G.

Vita                                       Vita                                    Collalti M. - Pipitone G.

 

 

Agnesi V., Di Maggio C., Macaluso T., Monteleone S., Pipitone G.: Università degli Studi di Palermo – Dipartimento di Geologia e Geodesia

Collalti M.: Regione Sicilia – Assessorato Industria – Corpo delle Miniere – Servizio Geologico e Geofisico

Bambina A., Pierini S., Sabatino M.: Collaboratori dell’Università degli Studi di Palermo – Dipartimento di Geologia e Geodesia

 

Informatizzazione dei dati tabellari e geografici: Collalti M.

Realizzazione del filmato di Alcamo: Bambina A.; realizzazione dei filmati di Calatafimi, Castellammare del Golfo, Scopello: Pierini S.

 

 

Ringraziamenti

 

Si ringrazia il Geologo Sardo B. dell’Ufficio del Genio Civile di Trapani ed il Geologo Unti A. dell’Ufficio Provinciale di Trapani per aver fornito indicazioni  e dati sui dissesti presenti all’interno dei centri abitati e lungo le vie di comunicazione.

Un ulteriore ringraziamento è rivolto a tutti i tecnici comunali della provincia per la loro disponibilità e collaborazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hex1.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hex1.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ELENCO DEI CODICI DEI LITOTIPI UTILIZZATI NELLE CARTE GEOMORFOLOGICHE

                                              

ALL                     Alluvioni

AME                   Calciluti marnose e marne a Radiolari, megabrecce calcaree (Formazione Amerillo)

AMS                   Argille, marne sabbiose, marne e calcari marnosi

              AMSb       Intercalazioni di strati e livelli lenticolari di  biocalcareniti e biocalciruditi

ASQ                    Peliti alternate  a sabbie ed arenarie quarzose con foraminiferi planctonici

AVD                    Argilliti varicolori (Isola di Marettimo)

AVM                   Dolomie stromatolitiche e loferitiche a sequenza ciclica (Isola di Marettimo)

BAU                    Formazione Baucina

              BAUa    Argille grigie fossilifere

              BAUc    Calcari biohermali risedimentati

BON                    Biocalcareniti e biocalciruditi a foraminiferi (Formazione Bonifato)

CAM                        Calcareniti con lenti sabbioso-argillose (Calcareniti di Marsala)

CDM                   Calcilutiti e calcisiltiti dolomitizzate (Isola di Marettimo)

CER                    Marne calcaree  con intercalazioni di calcareniti ad Orbitoline e calcisiltiti chiare passanti a

                                  calcilutiti biancastre a Globotruncane con intercalazioni di calcareniti

COR                    Calcareniti ed arenarie glauconitiche (Calcareniti di Corleone)

DCT                          Depositi calcarenitici terrazzati

DEP                           Depositi palustri 

DET                    Detrito di versante

DOM                  Dolomie rosate (Isola di Marettimo)

ERI                     Calcilutiti e calsiltiti  a noduli di selce (Monte Erice)

FAN                    Doloareniti e doloruditi (Formazione Fanusi)

FGL                     Fanglomerati

FN                       Argille, argille brune con intercalazioni in banchi e lenti quarzarenitiche (Flysch Numidico)

GEL                    Dolomie microcristalline stromatolitiche e loferitiche (Eq.Formazione Gela)

GS                            Formazione Gessoso Solfifera

   GSA       Arenarie e marne

   GSB                   Calcari e calcareniti organogene di ambiente salamastri         

              GSS       Gessi del ciclo superiore

              GST       Marne tripolacee

HYB                    Marne ad Aptici e Radiolari (Formazione Hybla)

INI                      Calcari dolomitici, loferitici e stromatolitici (Formazione Inici)

LAP                     Lave a pillow

LAT                     Calcilutiti a Calpionelle "Lattimusa"

MAB                   Formazione Marnoso Arenacea della Valle del Belice

              MABa       Argille,marne,arenarie

                 MABb       Marne e calcareniti

MAR1,2,3           Calcari dolomitici e dolomie stromatolitiche (Isola di Marettimo)

NIL                     Biocalcareniti e biocalciruditi a luoghi glauconitiche

PAL                     Paleosuolo

PPOb                   Calcareniti bioclastiche

PPOc                   Conglomerati e brecce

PPOe                   Calcareniti eoliche

PPOp                   Argille siltose a foraminiferi planctonici

PPOs                   Sabbie e conglomerati

RAM                   Calcari nodulari ad Ammoniti

RAS                    Radiolariti, argilliti silicee (Isola di Marettimo)

RIP                         Materiale di risulta da lavorazione di cave

SAB                     Arenarie e sabbie costiere

SAE                     Sabbie quarzose eoliche

SC                       Calcilutiti marnose e marne a foraminiferi planctonici

SCO4                  Calcilutiti e calcareniti a peloidi , calciruditi coralgali

SCP                     Argille, argille marnose e marne a foraminiferi planctonici (Formazione Marne di San Cipirello)

SPG                     Depositi di spiaggia

TER                    Formazione di Cozzo Terravecchia

              TERa     Argille

              TERc     Conglomerati

              TERs      Sabbie

               TERbc        Calcari biohermali

TRA                    Travertino

TRU                    Marne calcaree a Globigerine "Trubi"