Località
POGGIOREALE
19081016
ESTRATTO DELLA SCHEDA DI
RILEVAMENTO
Comune Poggioreale
Provincia
Trapani
Abitanti
1750
Bacino idrografico
principale
F.
Belice
Quota m slm
220
Foglio I.G.M.I. 258 III NO
Sezione 1:5.000 619014
Abitato dichiarato da
trasferire -
Fabbricati ed infrastrutture
coinvolte
Edifici ad uso
residenziale ~ 20
Edifici ad uso pubblico
-
Edifici ad uso
produttivo -
Vie di comunicazione
-
Altro -
Studi e progetti di
intervento
Studio del dissesto Esiste uno studio
sulla franosità
Strumentazione di controllo In corso di installazione
Progetto generale di sistemazione -
Interventi eseguiti Opere di sostegno,drenaggi
Causa di instabilità Frane interne all'abitato
Frana
Area N.1
Tipologia Scivolamenti rotazionali (i)
colamenti (r3)
Stato del dissesto attivo/quiescente
Superficie 505 ha
Frana Area N.2
Tipologia colamenti (r3)
Stato del dissesto attivo/quiescente
Superficie 155 ha
La mancanza di opportune indagini di carattere geologico e
geomorfologico ha comportato che la scelta del sito su cui è stato edificato il
nuovo centro abitato di Poggioreale, a seguito del sisma del 1968 (magnitudo
6.5 della scala Richter), ricadesse in un'area interessata da diffusi fenomeni
di dissesto sia attivi che quiescenti, di varia tipologia (scivolamenti e
colamenti) e dimensioni.
I
litotipi affioranti nella zona appartengono a formazioni geologiche aventi
un'età compresa tra il Miocene medio-superiore ed il Pliocene medio-superiore.
Tali formazioni in ordine cronostratigrafico sono:
-
Fm.
Cozzo Terravecchia (Tortoniano sup.-Messiniano inf.): si tratta di
depositi deltizi costituiti da argille ed argille marnose (TERa), sabbie (TERs)
e conglomerati poligenici (TERc), con spessori intorno a 400 m.
-
Fm.
Gessoso-solfifera (Messiniano): rappresentata alla base da un'alternanza
di marne tripolacee (GST) passante verso l'alto a gessi (GSS) costituiti da
strati dello spessore variabile da qualche decimetro fino ad un metro circa separati da partimenti marnosi centimetrici.
Si presentano macrocristallini (selenitici), molto fratturati e carsificati. Lo
spessore è di circa 250 m.
-
Fm.
Trubi (Pliocene inferiore): si sovrappongono in trasgressione sulla
formazione precedente i calcari marnosi pelagici a Globigerine (TRU) che si
presentano in strati decimetrici molto fratturati con uno spessore complessivo di 40 m.
-
Fm.
Marnoso arenacea della Valle del Belice (Pliocene medio-superiore): sui
"Trubi" seguono, in discordanza, i sedimenti argillo-marnoso-arenacei
(MABa), di ambiente torbiditico, in strati di spessore decimetrico che, a
luoghi, passano lateralmente e verso
l'alto ad una sedimentazione marnoso-calcarenitica (MABb) che si presenta ben
cementata.
-
Depositi
alluvionali (Olocene-attuale): si tratta di alluvioni terrazzate che
testimoniano le fasi evolutive del F. Belice
e risultano distribuite a quote diverse ed in banconi conglomeratici
(ALLa). Lungo il corso d'acqua si rinvengono alluvioni recenti ciottolose e
sabbiose (ALL) [46].
L'assetto
geomorfologico dell'area ricalca quello geologico-strutturale con pendii dolci
e scarpate sub-verticali in ragione delle litologie affioranti.
La
forma del paesaggio e la sua evoluzione
è fortemente condizionata da movimenti di massa. Si tratta per lo più di
colamenti mentre sono meno diffusi i crolli e gli scivolamenti rotazionali.
La
rete idrografica risente, in modo particolare, della litologia del substrato
argilloso. Si osserva, infatti, un reticolo idrografico moderatamente
sviluppato con numerosi impluvi che hanno origine dalle pendici meridionali di
M.te Porcello e M.te Castellazzo e
confluiscono nel Fiume Belice Destro. Esso presenta un andamento all'incirca
ENE-OSO, fatta eccezione per il tratto in prossimità della confluenza con il
Belice sinistro dove assume la direzione NNE-SSO imputabile alla fase tettonica
più recente.
E' stato effettuato uno studio
sull'assetto morfologico del territorio prima e dopo il terremoto attraverso la
visione di foto aeree in scala 1:18.000, realizzate negli anni 1967 e 1969. Le
foto aeree relative al 1967 hanno mostrato un assetto morfologico fortemente
condizionato dalla presenza di numerosi corpi di frana il cui spessore è stato
stimato da un minimo di 3 metri ad un massimo di 15 metri; si tratta nella
maggior parte dei casi di colamenti, di scivolamenti rotazionali che evolvono a
colamenti (frane complesse) che coinvolgono spesso interi versanti; frane di
crollo interessano i banconi arenacei. E' da evidenziare che laddove questi
banconi arenacei coincidono con le superfici di scorrimento delle frane e sono
saturi di acqua concorrono ad aumentare le condizioni di disequilibrio dei
versanti.
L'analisi
delle foto aeree del 1969, un anno dopo il terremoto, ha evidenziato in alcuni
casi una parziale riattivazione di alcuni corpi di frana mentre in altri è
risultata totale (C.da Martello e Muta).
L'assetto
morfologico attuale mostra una riattivazione dei corpi di frana; numerosi
movimenti franosi recenti e attivi sono presenti sul versante di C.da Mandra di
Mezzo. Le cause di riattivazione parziali e/o totale di tali dissesti è da ricercare oltre al verificarsi di eventi
meteorici intensi e prolungati anche e soprattutto nell'intervento antropico
con la costruzione di edifici e conseguente caricamento dei pendii.
Sono stati individuati evidenti fratture in
numerosi edifici e nelle infrastrutture. Nella quasi totalità dei casi
l'allineamento di tali fratture coincide con le scarpate dei corpi di frana
antichi.
All'interno del centro abitato è stato realizzato nel 1999, lungo l'asse stradale di Via A.
Moro, una trincea drenante estesa circa 300 m e profonda 3.50 m.
Una paratia di pali
(diametro 1000 mm, profondità 15 m, armatura di rinforzo con geotessile) è
stata posta a P.za Pirandello e P.za
Indipendenza ed ultimata nel 1999. Per il consolidamento a valle di Via
dell'Amicizia, nel 1998, è stato realizzato un muro di altezza variabile dai
3.5 ai 4 metri, fondato su pali di diametro 1000 mm e profondi 15 m, con
tiranti di acciaio collegati al muro già
esistente. Nell'ambito dello stesso consolidamento sono stati realizzati dei
drenaggi in calcestruzzo e tre pozzi drenanti di 1000 mm di diametro, profondi
15 m, collegati ad un canale drenante e posizionati nei piazzali che si trovano
alla fine delle Vie Capuana, La Malfa e delle Rose.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||||||
|
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||