SALAPARUTA
19081017
ESTRATTO DELLA SCHEDA DI
RILEVAMENTO
Comune Salaparuta
Provincia
Trapani
Abitanti 1700
Bacino idrografico
principale F. Belice
Quota m slm 200
Foglio I.G.M.I. 258 III NO
Sezione 1:5.000
618042
Abitato dichiarato da
trasferire
-
Fabbricati ed infrastrutture
coinvolte
Edifici ad uso residenziale 32
Edifici ad uso pubblico
-
Edifici ad uso
produttivo -
Vie di comunicazione
-
Altro -
Studi e progetti di
intervento
Studio del dissesto Esiste studio sulla franosità
Strumentazione di controllo Non installata
Progetto generale di
sistemazione Non esistente
Interventi eseguiti -
Causa di instabilità Frane interne all'abitato
Frana
N.1
Tipologia Colamento
Stato del dissesto Quiescente
Dimensioni Lungh. 620 m
Largh. max 240 m
Largh. min. 100 m
Il nuovo centro abitato di Salaparuta,
edificato a seguito del sisma del 1968, è stato realizzato sui terreni pelitico
arenacei della Fm. Marnoso-arenacea del Belice interessati, già prima
dell'urbanizzazione, da diffusi fenomeni franosi quiescenti e/o attivi di tipo
scivolamenti rotazionali e colamenti di varie dimensioni
I
litotipi affioranti nella zona appartengono a formazioni geologiche aventi
un'età compresa tra il Miocene medio-superiore ed il Pliocene medio-superiore.
Tali formazioni in ordine cronostratigrafico sono:
-
Fm.
Cozzo Terravecchia (Tortoniano sup.-Messiniano inf.): si tratta di
depositi deltizi costituiti da argille ed argille marnose (TERa), sabbie (TERs)
e conglomerati poligenici (TERc), con spessori intorno a 400 m.
-
Fm.
Gessoso-solfifera (Messiniano):
rappresentata alla base da un'alternanza di marne tripolacee (GST)
passante verso l'alto a gessi (GSS) costituiti da strati dello spessore variabile da qualche decimetro
fino ad un metro circa separati
da partimenti marnosi centimetrici. Si presentano macrocristallini
(selenitici), molto fratturati e carsificati. Lo spessore è di circa 250 m.
-
Fm.
Trubi (Pliocene inferiore). si sovrappongono in trasgressione sulla
formazione precedente i calcari marnosi pelagici a Globigerine (TRU) che si
presentano in strati decimetrici molto fratturati con uno spessore complessivo di 40 m.
-
Fm.
Marnoso arenacea della Valle del Belice (Pliocene medio-superiore): sui
"Trubi" seguono, in discordanza, i sedimenti argillo-marnoso-arenacei
(MABa), di ambiente torbiditico, in strati di spessore decimetrico che, a
luoghi, passano lateralmente e verso
l'alto ad una sedimentazione marnoso-calcarenitica (MABb) che si presenta ben
cementata.
-
Depositi
alluvionali (Olocene-attuale): alluvioni terrazzate testimoniano le fasi
evolutive del F. Belice e risultano
distribuite a quote diverse ed in banconi conglomeratici (ALLa). Lungo il corso
d'acqua si rinvengono alluvioni recenti ciottolose e sabbiose (ALL). [46]
La morfologia dell’area è
contraddistinta da movimenti in massa
di diversa tipologia e dimensione che costituiscono i principali processi
morfogenetici che hanno modellato e continuano a modellare il territorio. Si
tratta per lo più di colamenti che in alcuni casi raggiungono lunghezze intorno
al chilometro. Meno diffusi sono i crolli presenti lungo le scarpate dei
banconi arenacei e gli scivolamenti rotazionali; questi ultimi prendono origine
dalle litologie a comportamento duttile e coinvolgono, nel loro movimento, le
porzioni rigide sovrastanti.
Scarpate
strutturali, degradate e rimodellate per fenomeni di crollo, sono presenti nel
settore nord-orientale, laddove affiorano i banconi arenacei della Formazione
Marnoso-arenacea della Valle del Belice.
La
rete idrografica, pur impostandosi su terreni argillosi, è moderatamente
sviluppata; il corso d'acqua principale è il Fiume Belice che nella porzione
meridionale dell'area di studio presenta meandri, ampie superfici terrazzate e scarpate di erosione.
L'assetto geomorfologico prima e dopo
l'urbanizzazione è stato definito attraverso il confronto di documenti
cartografici in scala 1:10.000 e di foto aeree in scala 1:18.000 realizzate
negli anni 1967 e 1969. L'analisi delle riprese aereofotogrammetriche del 1967
ha evidenziato una morfologia fortemente caratterizzata dalla presenza di corpi
di frana con uno spessore stimabile tra
i 3 ed i 15 metri. Nella maggior parte dei casi si tratta di colamenti e frane
complesse (scivolamenti-colamenti), con lunghezze talora di circa un chilometro.
Frane di crollo interessano i banconi arenacei. L'analisi delle foto aeree
realizzate nel 1969 ha mostrato una parziale riattivazione di alcuni corpi di
frana.
La
situazione morfologica, allo stato attuale, mostra una quasi totale
riattivazione dei corpi di frana. Si riscontrano, infatti, numerosi movimenti
franosi recenti ed attivi lungo il versante destro del Vallone Bruchicelli e sul versante meridionale di C.zo
Crocchiolo, mentre dissesti di dimensioni più modeste interessano le aree adiacenti l'abitato.
Le
cause di riattivazione di tali dissesti sono da ricercare oltre che nel
verificarsi di eventi meteorici intensi e prolungati anche nell'intervento
antropico con la costruzione di edifici e conseguente maggior carico posto
sui pendii.
Sono stati registrati vistose fratture in
circa 32 edifici. Nella quasi totalità dei casi l'allineamento di tali fratture
coincide con le scarpate dei corpi di frana antichi.
E 'stato realizzato un muro su pali nella
zona denominata Cusumano.
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