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Il "rischio amianto"

La presenza di amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti, se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso. Fibre di amianto libere negli ambienti di vita e di lavoro, invece, costituiscono un rischio per la salute ormai ben conosciuto. Il rilascio di fibre di amianto nell'ambiente può avvenire quando i materiali che le contengono vengono manipolati, o anche spontaneamente, se materiali friabili con amianto vengono sottoposti a sollecitazioni meccaniche (vibrazioni, correnti d'aria, urti).

            La nocività degli asbesti è ormai riconosciuta da anni e molti studi dimostrano che le interazioni fra fibre e vie respiratorie (o più in generale, ambiente biologico) sono sia di natura fisica che chimica. Studi specifici, inoltre, hanno nel tempo evidenziato la diffusione di tumori di amianto in alcune categorie di lavoratori che risultano particolarmente esposte: i minatori e coibentatori, i lavoratori impegnati in attività di produzione di manufatti in amianto, gli addetti alla manutenzione di mezzi di trasporto coibentati con amianto (treni, navi). Una nuova categoria di lavoratori a rischio è oggi quella dei lavoratori impegnati in attività di bonifica dell'amianto.

E' un dato acquisito il fatto che l'amianto sia responsabile di gravi ed irreversibili danni per l'uomo, ed è stata anche dimostrata una evidente correlazione fra esposizione ad amianto e probabilità di sviluppare alcune specifiche malattie tumorali: asbestosi, cancro polmonare, mesotelioma.

 

Approfondimento

Dagli studi effettuati è emerso in particolare che il mesotelioma maligno è associato nella maggior parte dei casi alla inalazione di fibre di amianto, può essere indotto anche da esposizioni di breve durata e di bassa intensità, e si può manifestare anche dopo molti anni dalla esposizione.