Arte e cultura tra sole e mare.
L’identità di una terra nata dalle onde.
La Sicilia accoglie tutti. Civilmente, come è sempre stato.
E tutti quanti diventano Siciliani. Perché non è importante
nascerci.
Lo precisò, già nel 424 a. C., Ermocrate di Siracusa che affermò:
“Noi non siamo né Joni né Dori, siamo Siciliani”. Gesticoliamo
come antichi mercanti fenici, siamo furbi come greci, capziosi
come bizantini, blasés come cavalieri andalusi, e portiamo ancora
grande rispetto ai Morti, ed alle necropoli di quanti su quest’isola
ci morirono. Portiamo nella lingua, nei comportamenti, nella cucina,
nella religiosità, pezzi di cultura greca, romana, bizantina,
musulmana, normanna, angioina, aragonese, catalana … Ognuno di
loro ha lasciato segni, tracce architettoniche, capolavori d’arte,
trasformando l’isola intera in un museo all’aperto unico al mondo.
Una Sicilia in grado di offrire piaceri ad ognuno dei suoi
visitatori.
E pensare che già nel Medio Evo la Sicilia appariva “infuocata
e folgorata di lava e di sole, come un terrestre inferno, abitata
da gente più simile a diavoli che ad esseri umani”. Per arrivare
alla “invenzione” della Sicilia di Stendhal, che fa dire alla
“duchesse de Palliano ”: “…viaggiando attraverso la Sicilia,
il mio scopo non è stato solo quello d’osservare i fenomeni dell’Etna,
né di chiarire per me e per gli altri, quello che gli antichi
autori greci hanno detto sulla Sicilia. Ho cercato soprattutto
il piacere degli occhi, che in questo singolare paese è grande”.
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