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Cefalù
   
 
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MONUMENTI
Superata la villa comunale, in piazza Garibaldi, limite tra la città vecchia e i nuovi quartieri, si vede una delle antiche porte della città, porta di terra, e tracce della cinta muraria di struttura megalitica, una cui parte e inglobata nella chiesa dell'Addolorata. Si passa davanti alla chiesa della Catena, sec. XVIII, e da qui inizia il lungo corso Ruggero, dov'e l'Osterio Magno, edificio fortificato, di grande dignità architettonica, forse di origine normanna, ristrutturato nel XIII secolo (periodo al quale risalgono le splendide finestre trifore dell'ultimo piano, caratterizzate dalle policrome decorazioni delle ghiere, e da esili ed eleganti colonnine) e restaurato nel 1993. Procedendo sul corso, verso piazza Duomo, si incontra la chiesa del Purgatorio, edificata nel XV sec. . Ha una facciata semplice, interrotta da aperture circolari con funzione di finestra; lateralmente, in alto, forma due campanili di cui uno solo, quello a sinistra, è completo. Bello e il portale che impreziosisce la facciata con la sua raffinata decorazione; negli alti plinti, su cui poggiano le colonne, sono scolpite le anime purganti. All'interno e il sepolcro del barone Piraino di Mandralisca. Ora si giunge alla piazza Duomo, cui fanno da quinta alcuni edifici di un certo interesse, come l'ex convento di Santa Caterina, oggi sede del Municipio, l'oratorio del Sacramento e il settecentesco palazzo vescovile. Il Duomo, Santissimo Salvatore, definisce la piazza, e riveste un ruolo eminente nella distribuzione urbanistica della città, poiché grandeggia, con la sua mole, sugli altri edifici, ribadendo e sottolineando l'autorità del potere religioso di cui è espressione. E’ infatti uno dei più grandiosi monumenti d'età normanna. Iniziato nel 1131, ebbe un periodo lunghissimo di costruzione, tra interruzioni e ripensamenti. La facciata, anticipata da un portico a tre fornici, opera nel 1472 di Ambrogio da Corno, è stretta da due possenti torri su cui si aprono alcune finestre bifore; completata nel 1240 dal Panittera ha, nella parte superiore, una fascia di finte loggette, mentre, più in basso, è un'elegante decorazione ad archi intrecciati di età normanna. L'interno ha schema basilicale, con il corpo delle navate diviso da due file di colonne; il santuario, altimetricamente rilevato, termina con le tre absidi: quella centrale emerge tra le laterali, quale alto corpo torreggiante, attraversato da esili lesene e coronato da un giro di archetti pensili. Aggettanti a destra e a sinistra, sono pure le due ali del transetto. Gli archi delle navate, particolarmente slanciati, sono ogivali con duplice ghiera. Il presbiterio è decorato da una ricca ornamentazione in marmo, barocca, mentre nell'abside centrale vi è una splendida decorazione a mosaico di fattura bizantina, realizzata nel 1148 come indica un'iscrizione apposta. Il grande catino è dominato interamente dalla figura maestosa del Cristo Pantocrator . Le pareti del bema, anch'esse mosaicate, presentano in tre fasce: la Vergine tra arcangeli, figure di santi profeti e patriarchi. Sulla volta, a crociera costolonata, sono raffigurati vari angeli e serafini. La chiesa ospita numerosi monumenti funebri e opere scultoree di grande pregio, tra cui una statua della Vergine col Bambino, 1533, attribuita ad Antonello Gagini, ed alcuni rilievi cinquecenteschi, raffiguranti l'Annunciazione. Notevole e il fonte battesimale del sec. XII, in marmo grigio, con vasca circolare e leoni scolpiti, sorretto da un possente fusto di colonna scanalata diagonalmente, su una base quadrangolare. Sul lato sinistro della Cattedrale è il chiostro, quadrangolare, con archi ogivali poggianti su colonnine binate. Di fronte al Duomo, la via Mandralisca conduce al Museo Mandralisca, che espone le notevoli collezioni appartenute al barone Enrico Piraino di Mandralisca. Nell'atrio d'ingresso, vi sono alcune iscrizioni greche e materiale archeologico; al primo piano, nella I sala, è esposto il famoso vaso siceliota del venditore di tonno, IV sec. a. C. Interessanti sono pure la collezione di monete, la raccolta di dipinti (tra cui due nature morte, forse del Ruoppolo ), alcune vedute veneziane, e altri dipinti di scuola fiamminga del sec. XVII. Nella II sala è uno stupendo organo in legno. Nella III sala, è esposto il famoso Ritratto di ignoto, di Antonello da Messina, quadro di straordinario valore per la cura delle fattezze e l'espressività dello sguardo. Scendendo ora per via Vittorio Emanuele, si arriva al lavatoio medievale, scavato nella roccia. La Rocca. Salendovi, si possono vedere i resti del sistema difensivo di Cefalù, forse d'età bizantina; e, salendo ancora, si giunge ad un interessante edificio, detto tempio di Diana. Ha la forma di un recinto in blocchi megalitici, diviso in due ambienti; la porta ha sugli stipiti l'architrave finemente modanato; l'interno ingloba una cisterna d'età protostorica, IX sec. a. C. Questa struttura fu forse realizzata tra il Ve il IV sec. a. C., ; ebbe funzione sacra e forse difensiva, data la sua posizione che consentiva di dominare, dall'alto, la città e il territorio circostante.
 
I testi sono tratti dalla "Guida della Sicilia e delle isole minori"
Ugo La Rosa editore.